Brasile: Il disboscamento dell’Amazzonia e delle altre foreste pluviali è a norma di legge.

LA CAMERA DEI DEPUTATI BRASILIANA MODIFICA IL CODICE FORESTALE E PERMETTE IL DISBOSCAMENTO AI GRANDI PRODUTTORI AGRICOLI

 

(Da “Uol.com.br” 29/05/2019; traduzione: Intersecta)

 

Con 243 voti contro 19, la Camera dei deputati ha approvato oggi un progetto di legge che, con 35 emendamenti, permette il disboscamento di 5 milioni di ettari nel Paese. La flessibilizzazione prevista può ritardare il rimboschimento di 4 milioni di ettari. La somma delle regioni deforestate equivale al territorio del Portogallo.

Si tratta della misura provvisoria 867, pubblicata alla fine della presidenza di Michele Temer (MDB), che propone di estendere fino al 31 dicembre 2020 la scadenza per l’adesione dei produttori dell’area rurale al Codice Forestale.

Il testo, intanto, è passato alla Commissione Speciale Mista all’inizio di quest’anno ed è stato trasformato nel Progetto di Legge di Conservazione numero 9/2019. Per l’occasione, deputati e senatori hanno incluso 35 emendamenti – sei pagine che, secondo gli ambientalisti “sfigurano il Codice Forestale”.

La votazione è cominciata nella notte di ieri con il tentativo dell’opposizione di impedire che il progetto fosse votato, perché il provvedimento sarebbe caduto se non fosse stato approvato entro il 3 giugno. L’ostruzionismo non ha avuto successo e la votazione è stata fissata per oggi. La discussione è andata avanti tutto il giorno finché, alle 17, il testo è stato approvato dalla maggioranza.

La plenaria, dunque, ha dibattito una proposta del Partito Socialista che pretendeva di escludere dal testo la disposizione che accresceva l’area che si può non considerare più riserva protetta. I membri della maggioranza di governo hanno vinto di nuovo: 252 voti contro79 . Il testo adesso passa al Senato.

L’opposizione ha dichiarato durante la plenaria che l’approvazione del testo avrebbe compromesso il Codice Forestale a vantaggio dei pochi e grandi produttori dell’area rurale. Lo studio del Comitato Tecnico dell’Osservatorio del Codice Forestale, organizzazione civile formata da 28 istituzioni, indica che i 9 milioni di ettari perduti a causa degli emendamenti sono distribuiti in 147, 906 immobili.

“È una concentrazione di terra molto grande”, dice l’avvocata e segretaria esecutiva dell’Osservatorio, Roberta del Giudice. “È un abuso effettuare una modifica che riguarda tutto il settore per favorire 147 mila immobili in tutto il Brasile”

9 MILIONI DI ETTARI

Arrivati ai 9 milioni di ettari, il Comitato Tecnico dell’Osservatorio del Codice Forestale ha valutato la situazione delle riserve protette in Brasile. Il gruppo ha incrociato i dati sulla vegetazione locale fotografata dal satellite con la rete fondiaria brasiliana. In tutto sono stati analizzati 3,5 milioni di immobili e una area di 364.1 milioni di ettari.

Gli specialisti hanno trovato irregolarità in 147,906 immobili con assenza di vegetazione locale per 9044122 ettari. Questo deficit è concentrato nel centro-ovest (in 3.8 milioni di ettari), seguito dal nord(1.7 milioni) e il sud-est (1,6 milioni). Fra gli Stati, il disboscamento è maggiore nel Mato Grosso, Parà e San Paolo, principalmente in zona di espansione agricola.

COME HA FATTO IL PROGETTO AD AMMETTERE IL DISBOSCAMENTO?

L’emendamento più importante ha modificato l’articolo 68 del codice, permettendo il disboscamento di 5 milioni di ettari. L’articolo diceva che la riserva protetta di ciascuna proprietà agricola avrebbe dovuto rispettare la legislazione legale in vigore all’epoca in cui l’immobile rurale era stato creato

“Se hai disboscato per creare una azienda agricola nel 1970, valgono i limiti stabiliti dalla legge dell’epoca,  non il Nuovo Codice Forestale “, spiega il professore della scuola superiore di agricoltura Luiz de Queiroz, Gerd Sparvek, uno dei responsabili della mappatura per l’Osservatorio.

Responsabile della modifica del testo originale, Sergio Souza, dice che il codice non stabilisce quale sia la legge dell’epoca per ciascuno dei biomi “Il legislatore , in quel momento intendeva dire che era chiarissimo quale fosse la legge vigente all’epoca: il codice del 1965 per la foresta Atlantica, la legge del 1989 per il Cerrado e quella del 2000 per l’Amazzonia.

“Vogliono fare revisionismo” dice Roberta del Giudie. La avvocata dice che il codice del 1965 proteggeva già ogni tipo di vegetazione. “Il testo diceva che il termine ‘forestale’ non significa solo foresta fitta” dice “ Abbiamo già sentenze al riguardo. Prima della approvazione del Nuovo Codice, l’allora ministro Luiz Fux ha riconosciuto che anche i territori coperti da vegetazione bassa erano protetti nel 1965”

“È una analisi molto rozza e a loro favore. La divisione dei biomi in base al nome è sorta soltanto nel 1989, ma la terra occupata da bassi arbusti era già da tempo riconosciuto come parte delle nostre foreste” dice Roberta del Giudie.

“Con questa modifica, su tutta la deforestazione nei territori con vegetazione bassa tra il 1965 e 1989, equivalente a 5 milioni di ettari, sarà fatta una sanatoria. Non si dovrà provvedere a risanarlo” dice Gerd dell’università di San Paolo. “Ma, se la tutela parte da 1965, la tutela si abbassa di 1,5 milioni di ettari”.

4 MILIONI DI ETTARI SONO A RISCHIO

Mentre l’emendamento all’articolo 68 libera gli agricoltori dall’obbligo di rimboschimento nelle proprie proprietà, altri emendamenti permettono che 4 milioni di ettari siano a rischio di incorrere nel medesimo destino.

André Guimareas, direttore esecutivo dell’istituto di ricerca ambientale dell’Amazzonia (Ipam) spiega che alcuni emendamenti rinviano la scadenza entro cui i proprietari terrieri dovranno aderire al codice. “Questa scadenza è già stata rinviata quattro volte, creando incertezza giuridica per quanto riguarda l’agro business. Il codice reso più fragile rende più difficile il nostro inserimento nel mercato internazionale.

Roberta spiega che le alterazioni non stabiliscono una scadenza per adeguarsi

“Il produttore sarà obbligato soltanto a ripristinare il bioma dopo una notifica dello Stato. Se da qui a 20 anni un ente federale dovesse procedere a una identificazione e procedere a una notifica, il produttore avrebbe un ulteriore anno per adeguarsi alla normativa. Con Stati in bancarotta e organi di controllo ambientale senza budget, pensi che queste notifiche avverranno?”

Lucas Lacaz Ruiz/Fotoarena/Folhapress

2017: 71 omicidi politici in Brasile, quasi la metà nel corso di massacri.

METÀ DEGLI OMICIDI IN SCONTRI NEL 2017 SONO STATI CARNEFICINE

Da “Brasil de Fato”. Autrice: Rute Pina. Traduzione: Intersecta

 

Secondo un report della “Commissione pastorale della Terra”, nell’anno 2017, 71 persone sono state uccise in conflitti politici.

 

La Commissione Pastorale della Terra (CPT), ha lanciato questo Lunedì (4 Giugno 2018, NdT), la trentatreesima edizione del report annuale “conflitti in corso in Brasile”, documento che presenta un bilancio degli omicidi verificatisi a causa di conflitti politici nel Brasile rurale.

Secondo il report, dei 71 morti omicidi registrati nel 2017, 31 sono stati massacri; cioè, il 44% delle vittime dei conflitti politici sfociati in scontro aperto, l’anno scorso, sono state frutto di carneficine.

Sono stati cinque i massacri verificatisi in conflitti per la terra, l’acqua, il lavoro. Solo due di questi, a Colniza (MT), e Pau D’Arco (PA), non hanno superato il numero di morti del Massacro di Eldorado dos Carajas, che ha visto come vittime almeno 19 lavoratori senza terra nel 1996.

Era dal 1988, che la Commissione Pastorale non registrava in un solo anno più di due massacri (cioè, in base a quanto stabilito da chi stilava il rapporto, l’omicidio di tre o più persone in uno scontro verificatosi lo stesso giorno).

La CPT fa presente che non rientra nel computo delle vittime l’omicidio di almeno 10 indigeni nella Valle del Javari, in Amazzonia, avvenuto tra il giugno e l’agosto del 2017. Benché esistano indizi che si tratti di un ulteriore massacro, neppure il Ministero Pubblico delle Amazzonie e la Fondazione Nazionale dell’Indio(FUNAI) hanno confermato le motivazioni delle uccisioni.

AUMENTO DELLA VIOLENZA

Secondo il report, il numero di scontri  ha avuto una piccola riduzione del 6,8% l’anno scorso, passando da 1536 scontri nel 2016 a 1431 nel 2017

Tuttavia, le vittime sono aumentate. Il computo delle vittime in corrispondenza di questi scontri è cresciuto del 16,4 % rispetto all’anno precedente, passando da 61 persone uccise nel 2016 a 71 nel 2017. È stata la maggior crescita di crimini politici in scontri dal 2013.

In relazione al 2014, anno in cui sono state registrate 31 vittime, l’anno scorso gli omicidi sono in pratica raddoppiati. Isolete Wichinieski, coordinatrice della Commissione, attribuisce la crescita della violenza al clima politico ed economico che si vive nel Paese.

“ Questi movimenti di capitale a partire dal 2008 per la questione della terra ha influenzato molto la violenza. E, negli ultimi 3 anni, in cui abbiamo l’Impeachment e il governo illegittimo di Temer che ha preso il potere, è stata data la possibilità agli stessi fazendeiros e al commercio agricolo di fare una controriforma agraria” ha detto

Da quando la CPT ha cominciato a monitorare la situazione, gli omicidi in corrispondenza di conflitti si sono concentrati negli stati dell’Amazzonia sotto tutela.

Parà e Rondonia, che hanno registrato rispettivamente 22 e 17 morti, guidano la lista delle località più violente. Insieme, gli stati sono responsabili di più della metà degli omicidi, quasi in 55% del totale. Terzo è lo Stato di Bahia, con 10 omicidi.

Sono aumentati anche i tentati omicidi nel 2017, passando da 74 a 120, cioè un tentativo ogni tre giorni.

CONFLITTI PER L’ACQUA

Altro punto importante nel report della CPT è che si sono registrati 197 conflitti per l’acqua. È il maggior numero dal 2002, da quando cioè la Commissione ha iniziato ha contare in una categoria separata questi casi. In relazione al 2016, i conflitti per risorse idriche sono cresciuti del 14,5%. Tra il 2005 e il 2014 la media annua è stata di 73 casi.

“Questi conflitti, principalmente nell’anno 2017, sono concentrati nell’area sfruttata per le risorse minerali. Su un totale di 197, 124 sono stati causati dalle opere messe in atto dalle società minerarie. C’è anche stato un omicidio. È in corso però anche un processo di sfruttamento commerciale dell’acqua e dell’aumento specifico delle commodities, che esigono una espropriazione di queste aree”, spiega la coordinatrice della CPT.

Nel Parà, per esempio, le comunità del municipio di Barcarena denunciano gli impatti ambientali causati dalla Hydro Alunorte. L’azienda cerca bauxite per la produzione di alluminio nella regione.

Anche l’alto consumo di acqua per l’irrigazione delle monoculture è una delle cause della crescita di questi scontri, ricorda Wichinieski.

“Un altro problema nella questione dell’acqua continua ad essere quello delle centrali idroelettriche. E, un numero minore, 26 conflitti, sono in aree dominate da proprietari terrieri, e quindi dovuti  all’espropriazione delle acque per le grandi produzioni di monoculture, principalmente per l’irrigazione. Questo finisce per impedire o rendere difficile l’accesso all’acqua per le comunità tradizionali”, ha spiegato Isolete.

Lo Stato di Minas Gerais ha visto il maggior numero di scontri per l’acqua,  con 72 casi. Segue Bahia che ha registrato 54 casi. Questo Stato è stato anche teatro di una rivolta popolare causata da un conflitto idrico. Nel novembre dell’anno passato, circa 600 persone sono entrate in due aziende agricole che consumavano grandi quantità di acqua provenienti dal fiume Arrojado, a Correntina (BA) per business agricolo.

L’edizione integrale del report annuale è disponibile nel sito della CPT (www.cptnacional.org.br).

Assassinato de indígenas que aguarda apuração do Ministério Público Federal pode elevar número de mortes em 2017 a 81 - Créditos: Foto: G.Miranda/FUNAI/Survival

 

Chi è la puttana? Intervista a Zahia Dehar.

Chi è la puttana ?

(Rivista “Antidote”, 2017. Traduzione: Intersecta)

E’ la domanda che abbiamo posto in maniera diretta e trasparente all’oggetto dello scandalo che aveva scosso il calcio e la Francia nel 2010. A lungo coperta di insulti, Zahia racconta oggi di essersi lasciata la vergogna alle spalle, e dichiara la sua volontà di capovolgere le ingiurie ricevute, per farne la bandiera di una lotta egualitaria.

Piccolo test preventivo ai lettori e alle lettrici: potete dire di non aver mai voluto vestirvi “come una puttana”, ballare “come una puttana”,  “andare a puttane”? Rispondete onestamente, è nella vostra testa, non vi sente nessuno. E poi, state tranquilli/e, dicono tutti/e di sì. Perché tutti/e siamo puttane. Mi dispiace, anche vostra madre. È scioccante leggerlo, ed è scioccante anche scriverlo, appartengo alla vostra stessa cultura e alla vostra stessa epoca. Un’epoca in cui, ancora recentemente, un presidente della prima potenza mondiale non ha rischiato di perdere il posto per aver mentito su delle armi di distruzione di massa, mentre il suo predecessore ha subito lo stigma generale per una fellatio.

La guerra si può tollerare, ma un pompino no. La morale e il sesso, l’acqua e l’olio della società.

Tuttavia, come le puttane, anche noi a volte stuzzichiamo, provochiamo, attiriamo, osiamo, giochiamo, abbiamo orgasmi. Viviamo. Ma gratis, quindi tutto a posto. In un mondo in cui tutto ha un prezzo – l’acqua, l’aria, lo spazio e il tempo- remunerare o tariffare l’atto più istintivo sciocca sempre, e suscita scandalo. L’ultimo in data: Zahia. Della sua storia conosciamo solo una notte, ma di lei conosciamo solo un nome: puttana. Oggi, di questo insulto lei ha fatto un messaggio, e immagina anche dei progetti per prendere la parola su questo argomento, insieme a Marilou Berry. L’attrice e regista è diventata sua amica dopo averla vista difendersi in uno studio televisivo, mentre gli insulti volavano. Con Marilou al suo fianco Zahia racconta la sua storia e chiede: chi è la puttana?

Marilou Berry: Di fatto, quale è stato il motivo dello scandalo?

Zahia: Adesso, quando ci penso, non mi sembra un gran che, e soprattutto non ho deciso io di essere famosa. Ma sono stata esposta al pubblico per una cosa, e catalogata.

Marilou Berry: A metterti davanti ai riflettori è stato il fatto di essere minorenne e di esserti ritrovata nel letto di un calciatore (Frank Ribery, NdT) per dei servizi a pagamento?

Zahia: Sì, proprio questo.

Marilou Berry: E quanto tempo è passato fra questo fatto e il momento in cui lo scandalo è esploso?

Zahia: E’ passato molto tempo, tutto è successo quando avevo 16 anni ed è venuto alla luce quando ne avevo 18, due anni dopo. Dall’oggi al domani, sono venuti a cercarmi.

Antidote: Dall’oggi al domani, sei diventata Zahia la puttana ?

Zahia: Esatto.

Antidote: Cos’è diventata la tua vita quotidiana ?

Zahia: Sono stata molto male, non uscivo più, non vedevo nessuno. Stavo da sola. Ai miei occhi, non avevo più futuro, ero Zahia la puttana. E so che, in questa società, questo tipo di donna è demonizzata, come se fosse qualcosa di male… Ma non male quello che queste donne fanno, danno soltanto del piacere. Per me, la puttana rappresenta la libertà. Ma non era percepito così, e la mia vita è diventata un inferno. Potevo solo scegliere fra suicidarmi o concentrarmi sui miei obiettivi e raggiungerli.

Antidote: Hai fatto dei pensieri cupi?

Zahia: Eh sì, sì. Non vedevo più un futuro davanti a me, nessuna possibilità.

Marilou Berry: Ma tu avevi già iniziato a lavorare sulla tua collezione prima che succedesse tutto questo, no?

Zahia: Si, esattamente. Avevo già smesso con quel lavoro da tanto tempo. A 18 anni ho cominciato a creare delle collezioni di lingerie. Ne ho fatte quattro, e una di prêt-à-porter. È quello che ho sempre voluto fare. Dopo lo scandalo pensavo che tutto era perduto, che avrei cominciato la mia vita da adulta con un’etichetta. È stato un trauma enorme.

Marilou Berry: Come hai fatto a gestire la sovraesposizione  mediatica di un fatto ripreso da tutti, deformato, distorto, e a farne qualcosa di chic, con l’approvazione del mondo della moda?

Zahia: Era un vero handicap, ero catalogata ormai, ma non avevo altra scelta che fare quello che ho sempre voluto, e farlo bene. Ora, quando ci penso, mi dico che dopo tutto ero abbastanza forte per subire quello scandalo. Ce la potevo fare. In un certo senso, se doveva succedere a qualcuno nel mondo, io ero sicuramente la più equipaggiata. Da quando ero piccola, me ne frego della parola “puttana”, per me non è mai stato qualcosa di male, non ho mai capito le persone che ne avevano orrore, le ho sempre trovate strane. Perché vederci qualcosa di male? E poi, con tempo, mi sono detta che questa etichetta poteva diventare un messaggio da diffondere. Mi sento bene ora, sono fiera di tutto questo, di dire “Sì, sono una puttana, e allora?”. Questo può aiutare le donne, perché dovrei averne vergogna? Non entrerò nell’ingranaggio e non comincerò a denigrare altre donne pensando di essere meglio di loro. No, non sono meglio di loro. Perché giudicare altre persone? Il sentimento di superiorità è la cosa più orribile del mondo, è all’origine di tutte le barbarie.

Antidote: Come ha reagito la tua famiglia?

Zahia: Mia madre era sconvolta. Non lo sapeva, non capiva più niente.

Antidote: Non sospettava niente di quello che succedeva?

Zahia: No, non le avevo detto niente.

Antidote: Non preoccuparti, se non vuoi rispondere a qualche domanda.

Zahia: No, no, va tutto bene.

Antidote: Come è successo?

Zahia: Sono arrivata in Francia all’età di dieci anni, con mia madre e il mio fratellino. La mamma aveva divorziato da mio padre, e ha voluto lasciare l’Algeria per raggiungere mia nonna qui. Avevamo molti problemi familiari, non avevamo una casa e non sapevamo dove andare a vivere. Ero già in ritardo perché non parlavo francese e cambiavo continuamente scuola; una volta raggiunta una situazione più stabile, non riuscivo più a seguire i corsi e a mettermi al passo con gli altri. È stato un trauma per me, perché in Algeria ero sempre la prima della classe, e di colpo mi ritrovai ad essere l’ultima. E tutti i miei sogni, tutto quello che avrei voluto fare da quando ero piccola, sapevo che non avrei potuto realizzarli. Dovevo trovare un’altra soluzione.

Antidote: E quindi ti sei posta il problema di come realizzare i tuoi sogni?

Zahia: Proprio così.

Antidote: Quanti anni avevi allora ?

Zahia: 15, 16 anni

Antidote: È una soluzione che hai trovato da sola, o qualcuno ti ha approcciata?

Zahia: Ho avuto delle proposte, ma in realtà la cosa più determinante era che ero giovane e volevo avere delle relazioni sessuali. Non volevo rimanere vergine. E poi mi sono detta: che possibilità ho? Tutte le ragazze della mia età avevano un fidanzato, erano innamorate e sognanti per un mese, poi erano tristi, poi cambiavano, poi avevano un nuovo fidanzato e ricominciavano da capo. Sapevo che sarebbe stata solo una perdita di tempo e che non mi avrebbe portato da nessuna parte. Mi sono detta, tanto vale avere delle relazioni sessuali e guadagnare qualcosa in cambio. Lo trovavo più eccitante, non mi piacevano assolutamente gli uomini della mia età. Non li trovavo interessanti.

Antidote: Gli uomini della tua età… degli adolescenti, di fatto.

Zahia: [Ride] Sì ! Non avevo interesse a perdere il mio tempo con dei flirt.

Antidote: Quando dici che era più eccitante, intendi anche a livello sessuale?

Zahia: Sì tutto quello che è proibito è un po’ eccitante, perché non siamo autorizzati a farlo.

Antidote: Ti sei ritrovata naturalmente in un ambiente piuttosto chic?

Zahia: Sì, ho cominciato a uscire e incontrare delle donne che mi portavano con loro. Le seguivo un po’, stavo attenta a quello che dicevano, a quello che facevano… Mi consideravo adulta, e in effetti avevo fretta di crescere, di essere indipendente. E’ per questo che ho iniziato ad uscire, ad andare verso altre avventure, secondo me preparavo il mio futuro.

Antidote: Possiamo dire che vivevi due vite.

Zahia: Sì, rincasavo alle sei di mattina e dovevo andare a scuola, senza aver dormito.

Antidote: Per te, all’epoca, quello che facevi era prostituzione?

Zahia: Lo si può chiamare come si vuole. Se la prostituzione è avere del denaro per una prestazione sessuale allora sì, era quello. Del resto, avrei potuto avere un fidanzatino della mia età e cambiarlo ogni settimana; in fondo è la stessa cosa, salvo il fatto che non avrei avuto niente in cambio.

Marilou Berry: E poi, quando si parla di prostituzione, si pensa subito alle donne che passeggiano avanti e indietro lungo i viali, che ti fanno un pompino in auto per cinquanta Euro, di cui non vedono alla fine neanche il colore. Tutto questo esiste, ma c’è anche una prostituzione che è una vera scelta, che può essere motivata dal guadagno economico, dall’eccitazione, dalla voglia di stare con persone più grandi.

Antidote: Per quanto tempo lo hai fatto?

Zahia: [ Riflette ]… Per quasi un anno, mi pare.

Antidote: Hai sempre saputo che si trattava di un periodo, e non di tutta la tua vita?

Zahia: Sì, l’ho sempre saputo. Per me era un breve periodo della mia vita che mi avrebbe permesso di fare altre cose dopo.

Antidote: Come hai fatto a decidere quanto valevi?

Zahia: Mi sono fatta un’idea seguendo le ragazze che frequentavo.

Antidote: E tu (rivolta a Marion) quanto pensi di valere?

Marilou Berry: Caro. È meglio, più tu chiedi più la persona di fronte a te è rassicurante, penso.

Zahia: Sì, è vero.

Antidote: Secondo voi, molte persone pensano alla prostituzione?

Zahia: Sì, e non capisco perché si è costruito un tabù intorno a questa cosa. Si dice che è vergognoso, ma perché lo sarebbe? Un ragazzino di 14 anni che ha delle fantasie e delle coglie è normale, ma una ragazzina no.

Marilou Berry: Nessuno lo dirà, ma è molto frequente. Comprendo questa voglia, ci abbiamo pensato tutte, da adolescenti.  Non è un percorso che si fa per i soldi e basta, siè più nel campo del desiderio che in quello del bisogno.

Antidote: Il denaro diventa quasi un oggetto sessuale, di fatto.

Zahia: Sì, è così. È anche un modo per realizzarsi nella propria vita sessuale.

Antidote: Ti sei ritrovata con tanti soldi dall’oggi al domani, facevi attenzione a non farlo notare?

Zahia: Sì, ci facevo attenzione. Quando mia madre mi faceva delle domande dicevo che erano dei regali.

Antidote: Ti rimane qualcosa dei guadagni di quel periodo?

Zahia: No, non ho conservato niente. Per alcune donne più grandi era un vero business, mettevano da parte i soldi per comprarsi una casa. Io invece spendevo tutto, sempre.  A volte guardavo in borsa e mi dicevo, “quanto mi resta, 6000 Euro?” (risate collettive) Entravo in un negozio di lusso, vedevo un vestito di quel prezzo e mi dicevo, “che mi importa? Lo compro!” In borsa mi rimanevano venti Euro, ma pensavo: “nessun problema, lo indosserai questo vestito, grazie ad esso guadagnerai ancora di più”. E funzionava! (ride) Dicevo a me stessa che servivano investimenti per avere di più, e allora non smettevo mai di spendere.

Marilou Berry: Qual è stato il tuo primo acquisto con una grossa somma?

Zahia: Un vestito Roberto Cavalli. Adoravo i vestiti di lusso.

Antidote: C’è stata una volta in cui ti hanno trattata da puttana e che ti è rimasta in mente?

Zahia: Oh ! Continuamente.

Antidote: E la prima volta che te lo hanno detto?

Zahia: Cerco di ricordarmelo… [Riflette] In realtà mi trattavano da puttana già da giovanissima. Dalla più tenera età adoro truccarmi, indossare delle minigonne, passavo le giornate a agghindarmi, ma non come una bambina, come una donna. Per la gente, ero la bambina strana. Poi quando ho cominciato a crescere, verso gli 11 o i 12 anni, facevo ancora così, ma non ero più strana, ero la puttana ormai. Vedevo che tutti erano scioccati, ma né per me né per mia madre c’era niente di malsano in quello che facevo. La gente diceva a mia madre di non lasciarmelo fare, ma lei non voleva togliermi quello che mi piaceva. Mi era sempre piaciuto, perché di colpo era diventato il male?

Antidote: Dunque, invece di cambiare loro il loro sguardo su di te, avrebbero voluto che cambiassi tu?

Zahia: Esatto. Ma non ho mai voluto cambiare, e quindi tutti mi chiamavano puttana, dovunque. Ma non mi importava.

Antidote: È Diventata la colonna sonora della tua vita.

Zahia: [ Ride ] Sì, proprio così!

Antidote:  E tu hai mai dato della puttana a qualcuno?

Zahia: Ah no, mai. Non direi mai “lurida puttana” a nessuno, perché non sono d’accordo con questo modo di ragionare. Da quando ero piccola, questa parola mi ha sempre intrigata, la sentivo sempre e mi chiedevo: “Cos’è una puttana?” Sì, è una persona che ha dei rapporti sessuali, ma tutti abbiamo dei rapporti sessuali! Cosa c’è di sbagliato? No, ma loro domandano dei soldi! E questo è sbagliato? No. Quindi la parola puttana non mi ha mai colpito più di tanto, al contrario pensavo che fossero degli idioti quelli che lo dicevano, perché non è un insulto. Per me è come se dicessero “lurido fiore”. E soprattutto, non si può essere femministi/e ed essere d’accordo con questo insulto, dire “non sono come questa o quell’altra donna, sono migliore”. Lo trovo vergognoso. Bisogna valorizzare tutte le donne, e nessuno è superiore alle donne che fanno quel mestiere, siamo tutte uguali. No. Ci vogliono imporre il nostro stile di vita, ma non c’è un unico ideale di donna. Alla fine, c’è l’idea della donna da sposare e quella da non sposare. Bisogna sottostare a tante regole per essere la donna da sposare. Ma perché una persona che vuole essere libera e femminista, dovrebbe seguire queste regole? È un po’ ridicolo, no?

Antidote:  Puoi comprendere che ci siano persone scioccate dal fatto che ci possano essere delle relazioni sessuali a pagamento? Alcuni persone, per esempio, le hanno solo per fare dei figli.

Zahia: [Ride] È molto raro!

Antidote: Chi è stato più duro con te, gli uomini o le donne?

Zahia: [Riflette] Le donne possono guardarti male, sì. C’è questo snobismo fra donne… “Io non sono una puttana”. “Quella lì è solo una puttana”. Ma non si può dire che si valorizza e si difende la donna quando poi si dice: “Ma attenzione, non sono una puttana, io”. E allora io dico: “Sì, sono una puttana, e allora?”

Antidote: Voi dareste del denaro a un uomo per andare a letto con lui?

Zahia: Non l’ho mai fatto, ma sì, è una cosa che potrei fare.

Marilou Berry: Neanch’io, ma penso di sì.

Zahia: [Sorride] Io ne ho trovato uno…. [ridacchia] C’è quest’uomo e io mi sono detta, potrei pagarlo.

Antidote : Il sesso a pagamento è diverso da quello « gratuito »?

Zahia : In realtà il rapporto in sé, è la stessa cosa. Quello che cambia è il rapporto col partner. L’uomo ha un dubbio: “Se questa ragazza sta con me è solo per i miei soldi, non perché mi trova bello”… In una coppia tradizionale, è tranquillo, sa che la donna è lì per i suoi begli occhi. Invece i soldi non danno sicurezza all’uomo, e questo dà più valore alla donna.

Marilou Berry: Quello che amo della tua storia, è che è molto femminista. Al contrario del mito di Pretty Woman, del cliché della puttana che si realizza attraverso un uomo, non c’è un uomo nella tua storia. Tu esisti a prescindere.

Antidote: Hai la voglia di rifarlo, qualche volta?

Zahia : Se ne ho voglia? Quando si è single, si pensa che sia meglio così, piuttosto che avere dei rapporti sessuali e poi aspettare che l’uomo ti richiami. Ci si dice, beh, è meglio così.

Antidote: Potremmo dire che è il tuo modello di scopata.

Zahia: Perché molte donne single si sono confrontate a questo problema. Gli uomini sono spesso interessati solo a una relazione sessuale e le donne possono aspettarsi qualcosa di più. Quindi si dicono che, se solo per avere un rapporto sessuale, tanto vale avere qualcosa in cambio. Così, se lui non richiama, ce ne freghiamo. Ma in un certo senso penso che sia finito quel periodo per me, sono passata ad altro e non sono più giovane come allora. È bello da fare quando si è molto giovani, è interessante e divertente.

Antidote: Pensiamo di intitolare l’articolo “Chi è la puttana?”

Zahia: È un bel titolo.

Antidote: Può essere un insulto, o la risposta a un insulto, un confronto

Zahia: “Chi è la puttana” è anche un voler cercare un colpevole, e io penso che la colpevole non sia la puttana.

 

 

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