2017: 71 omicidi politici in Brasile, quasi la metà nel corso di massacri.

METÀ DEGLI OMICIDI IN SCONTRI NEL 2017 SONO STATI CARNEFICINE

Da “Brasil de Fato”. Autrice: Rute Pina. Traduzione: Intersecta

 

Secondo un report della “Commissione pastorale della Terra”, nell’anno 2017, 71 persone sono state uccise in conflitti politici.

 

La Commissione Pastorale della Terra (CPT), ha lanciato questo Lunedì (4 Giugno 2018, NdT), la trentatreesima edizione del report annuale “conflitti in corso in Brasile”, documento che presenta un bilancio degli omicidi verificatisi a causa di conflitti politici nel Brasile rurale.

Secondo il report, dei 71 morti omicidi registrati nel 2017, 31 sono stati massacri; cioè, il 44% delle vittime dei conflitti politici sfociati in scontro aperto, l’anno scorso, sono state frutto di carneficine.

Sono stati cinque i massacri verificatisi in conflitti per la terra, l’acqua, il lavoro. Solo due di questi, a Colniza (MT), e Pau D’Arco (PA), non hanno superato il numero di morti del Massacro di Eldorado dos Carajas, che ha visto come vittime almeno 19 lavoratori senza terra nel 1996.

Era dal 1988, che la Commissione Pastorale non registrava in un solo anno più di due massacri (cioè, in base a quanto stabilito da chi stilava il rapporto, l’omicidio di tre o più persone in uno scontro verificatosi lo stesso giorno).

La CPT fa presente che non rientra nel computo delle vittime l’omicidio di almeno 10 indigeni nella Valle del Javari, in Amazzonia, avvenuto tra il giugno e l’agosto del 2017. Benché esistano indizi che si tratti di un ulteriore massacro, neppure il Ministero Pubblico delle Amazzonie e la Fondazione Nazionale dell’Indio(FUNAI) hanno confermato le motivazioni delle uccisioni.

AUMENTO DELLA VIOLENZA

Secondo il report, il numero di scontri  ha avuto una piccola riduzione del 6,8% l’anno scorso, passando da 1536 scontri nel 2016 a 1431 nel 2017

Tuttavia, le vittime sono aumentate. Il computo delle vittime in corrispondenza di questi scontri è cresciuto del 16,4 % rispetto all’anno precedente, passando da 61 persone uccise nel 2016 a 71 nel 2017. È stata la maggior crescita di crimini politici in scontri dal 2013.

In relazione al 2014, anno in cui sono state registrate 31 vittime, l’anno scorso gli omicidi sono in pratica raddoppiati. Isolete Wichinieski, coordinatrice della Commissione, attribuisce la crescita della violenza al clima politico ed economico che si vive nel Paese.

“ Questi movimenti di capitale a partire dal 2008 per la questione della terra ha influenzato molto la violenza. E, negli ultimi 3 anni, in cui abbiamo l’Impeachment e il governo illegittimo di Temer che ha preso il potere, è stata data la possibilità agli stessi fazendeiros e al commercio agricolo di fare una controriforma agraria” ha detto

Da quando la CPT ha cominciato a monitorare la situazione, gli omicidi in corrispondenza di conflitti si sono concentrati negli stati dell’Amazzonia sotto tutela.

Parà e Rondonia, che hanno registrato rispettivamente 22 e 17 morti, guidano la lista delle località più violente. Insieme, gli stati sono responsabili di più della metà degli omicidi, quasi in 55% del totale. Terzo è lo Stato di Bahia, con 10 omicidi.

Sono aumentati anche i tentati omicidi nel 2017, passando da 74 a 120, cioè un tentativo ogni tre giorni.

CONFLITTI PER L’ACQUA

Altro punto importante nel report della CPT è che si sono registrati 197 conflitti per l’acqua. È il maggior numero dal 2002, da quando cioè la Commissione ha iniziato ha contare in una categoria separata questi casi. In relazione al 2016, i conflitti per risorse idriche sono cresciuti del 14,5%. Tra il 2005 e il 2014 la media annua è stata di 73 casi.

“Questi conflitti, principalmente nell’anno 2017, sono concentrati nell’area sfruttata per le risorse minerali. Su un totale di 197, 124 sono stati causati dalle opere messe in atto dalle società minerarie. C’è anche stato un omicidio. È in corso però anche un processo di sfruttamento commerciale dell’acqua e dell’aumento specifico delle commodities, che esigono una espropriazione di queste aree”, spiega la coordinatrice della CPT.

Nel Parà, per esempio, le comunità del municipio di Barcarena denunciano gli impatti ambientali causati dalla Hydro Alunorte. L’azienda cerca bauxite per la produzione di alluminio nella regione.

Anche l’alto consumo di acqua per l’irrigazione delle monoculture è una delle cause della crescita di questi scontri, ricorda Wichinieski.

“Un altro problema nella questione dell’acqua continua ad essere quello delle centrali idroelettriche. E, un numero minore, 26 conflitti, sono in aree dominate da proprietari terrieri, e quindi dovuti  all’espropriazione delle acque per le grandi produzioni di monoculture, principalmente per l’irrigazione. Questo finisce per impedire o rendere difficile l’accesso all’acqua per le comunità tradizionali”, ha spiegato Isolete.

Lo Stato di Minas Gerais ha visto il maggior numero di scontri per l’acqua,  con 72 casi. Segue Bahia che ha registrato 54 casi. Questo Stato è stato anche teatro di una rivolta popolare causata da un conflitto idrico. Nel novembre dell’anno passato, circa 600 persone sono entrate in due aziende agricole che consumavano grandi quantità di acqua provenienti dal fiume Arrojado, a Correntina (BA) per business agricolo.

L’edizione integrale del report annuale è disponibile nel sito della CPT (www.cptnacional.org.br).

Assassinato de indígenas que aguarda apuração do Ministério Público Federal pode elevar número de mortes em 2017 a 81 - Créditos: Foto: G.Miranda/FUNAI/Survival

 

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