La sinistra è la mano del Diavolo.

La sinistra è la mano del Diavolo. La costruzione psicologica, culturale e politica del concetto di “naturale”.

di GiuRo, per Intersecta 

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Il più grande inganno partorito dalla nostra mente è forse quello di pensare che “le cose siano sempre andate così” e, dunque, di appiattire il passato sul presente; questo modo di pensare è falso e pericoloso perché ci fa dimenticare che il presente è un fatto contingente, un fatto culturale che, come ogni fatto culturale, è fortemente mutevole e, in buona parte, determinato da chi ha le leve del potere in mano. Spesso si tende a chiamare il presente e i suoi luoghi comuni Natura, e si stabilisce che sia naturale ciò che, invece, è semplicemente normale ed è normale perché così è stato imposto dalla cultura dominante. Si parla per esempio di “famiglia naturale”, intendendo con questo termine famiglia composta da un maschio e una femmina; si dimentica che questo tipo di costrutto sociale nacque nel ‘600, che la famiglia prima era molto differente. Si ritiene che l’omosessualità non sia naturale, quando è chiaro che simili giudizi non tengano presente dei greci, della Firenze del Rinascimento, dei vari esempi nella cultura mondiale in cui nessuno avrebbe stigmatizzato un comportamento omosessuale. Normale per noi è distinguere in maschio e femmina, dimenticando che questo tipo di divisione non è naturale ma culturale e che non solo i generi ma anche i sessi non sono affatto due. Oggi gente come il leghista Pillon e la cricca conservatrice portano avanti una crociata contro un fantasma inventato da loro e colpiscono con la loro campagna di odio chiunque non si conformi alla loro visione del mondo. La loro narrazione e persecuzione, che parla di teoria gender, di indottrinamento dei bambini, è una campagna d’odio che si fonda su conformismo e su fondamentalismo cristiano e, come le vecchie campagne cristiane, è sempre incline a bruciare come strega chiunque sia considerato diverso perché non conforme ai canoni. Oggi l’opinione pubblica e molti cristiani (non tutti ovviamente) insistono sul fatto che l’islam sarebbe una religione di odio ma l’Islam non ha mai avuto un Tribunale della Santa Inquisizione che bruciasse vive streghe, ebrei, rom; l’Islam non ha sterminato le popolazioni indigene delle Americhe o inventato, a cadenza di circa ogni 100 anni, una persecuzione degli ebrei; nell’Islam non esisteva una preghiera contro gli ebrei.

Una persecuzione oggi dimenticata ma non così lontana nel tempo è quella contro i mancini, pregiudizio che oggi assume tutta la sua dimensione grottesca (come speriamo presto accadrà per la persecuzione di trans, intersex, omosessuali, donne, migranti) ma che, fino a non più di 40 anni fa, era ancora viva. Oggi è come se la società stesse tentando di riparare ai danni fatti inventando addirittura una narrazione che esalta i mancini ritenendoli più intelligenti, più creativi, diversi ma nel senso del genio; fino a poco tempo fa, qui da noi, non era così. La mano sinistra era ritenuta la mano del diavolo e chiunque utilizzasse quella mano doveva essere corretto ;la correzione era una vera persecuzione perché, ovviamente, doveva correggere comportamenti istintivi e imporre addirittura piccoli movimenti quotidiani.

Sono nato mancino circa 40 anni fa da un padre estremamente conformista. Lui, per sua natura, è sempre stato incline al più totale assecondare le convenienze, a fare quello che dicono gli altri. Era ed è anche stato un uomo poco speculativo per cui il pensiero passava dalle mani : per lui pensare era ed è far cose con le mani. Io ero un mancino abbastanza rigido, non uno di quelli che apprendono facilmente a usare anche la destra, ma questo era forse dovuto all’aggressivita’ di mio padre che, cercando di spiegarmi come fare le cose e non rendendosi conto del fatto che io “vedessi le cose al contrario”, perdeva subito la pazienza, arrivando alle mani. In realtà, che io “ragionassi al contrario” lo vedeva benissimo ma era per lui un mio limite, una accusa. Mi considerava un albero storto, una persona tendenzialmente stupida che non riusciva a stargli dietro. Ricordo che a tavola, ogni sera, sedevo di fianco a lui e, ogni sera, prendevo un sacco di botte perché prendevo le posate con la mano sbagliata. Le correzioni erano continue e maniacali e forse ciò che è peggio, è che io non capivo il motivo della correzione. Cosa non andava? Perché non riuscivo? E perché continuavo a sbagliare?

Ciò nonostante, a scuola iniziai a scrivere con la mia mano, e andava tutto benissimo, finché, in seconda elementare, non cambiai maestra. La nuova maestra era molto anziana, in odor di pensione negli anni 80 (epoca in cui frequentavo le elementari), fascista, tanto fa farci cantare “faccetta nera” in aula. Lei si rese conto con orrore che scrivevo con “la mano sbagliata” e pose rimedio imponendomi la mano destra per scrivere. Mi picchiava sul viso con le mani o sulla mano sinistra con una bacchetta e io mi trovai ad essere l’ultimo della classe dovendo ricominciare da capo a scrivere. Era un martirio. A casa o a scuola qualcuno mi diceva letteralmente come pensare, come muovermi e io non capivo dove fosse il mio errore, mi sentivo radicalmente sbagliato; mi chiedevo spesso “sono un bambino cattivo? “ e, quasi automaticamente, la risposta era sì. In quegli anni divenne anche chiarissimo che fossi dislessico: non riuscivo ad imparare a leggere; stare in piedi e cercare di leggere era impossibile e diventava un lungo farfugliare in cui io mi sentivo sprofondare e morire; ovviamente, non capivo una sola parola di quanto leggevo ma, agli occhi della maestra e di mio padre questi erano ulteriori dimostrazioni del fatto che fossi un idiota; anche questo lo risolvevano perseguitandomi, prendendomi in giro; ero fra gli ultimi della classe, il somaro che andava spesso dietro la lavagna e che doveva vergognarsi della propria incapacità.

Avendo poco chiaro come calciare e come muovermi, anche a calcio ero molto poco bravo, gli altri non mi volevano in squadra e io ero costretto a pensare ogni movimento, a meditare anche sul braccio da allungare per prendere un oggetto. La mia profonda incapacità di fare ciò che mi era imposto, la mia resistenza e scarsa bravura con le mani suggerirono a mio padre che io non fossi abbastanza virile, così “frocio”prese ad essere uno degli insulti più ripetuti, tanto che a volte credevo quasi fosse il mio nome. A casa, poi fuori, questo insulto era continuo e io sapevo di essere una persona sbagliata; in adolescenza, trovata una lametta da sarte di mia madre, presi a usarla per scavare nella mia carne. Mi ferivo, sanguinavo; volevo morire ma non avevo in coraggio di recidere di netto tutte quelle vene.

Era la mia natura essere mancino ed essere dislessico  ed ero condannato per quello. Mi credevo sbagliato, non all’altezza degli altri, un errore. È ciò che accade spesso a trans, intersex, donne a cui la società mina costantemente la fiducia in se stess*. Delle costanti campagne d’odio attaccano il loro essere, vogliono conformare queste persone con ogni forma di violenza e questo devasta dentro, specie quando sei giovane. Ma ad essere sbagliato non è chi è perseguitato, chi la società vuole conformare e non riesce; ad essere sbagliata è la società, il conformismo che cerca di annientare l’individuo per farne altro da sé. Spero che presto anche queste persecuzione fondamentalisti siano un ricordo e che preso una donna trans o una persona intersex possano ricordare queste persecuzioni presenti con stupore dicendo “che cosa strana, e che epoca oscura è stata quella. Ma menomale che è così lontana!”

 

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