Le radici arabe dell’Occidente cristiano.

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(La Scuola d’Atene, di Raffaello Sanzio, realizzato fra il 1509 e il 1511. Fra i grandi filosofi greci, sulla sinistra, riconoscibile dal turbante, possiamo individuare l’arabo-berbero Averroè, con buona pace della Fallaci)
Di GiuRo, per Intersecta

Negli anni ottanta del 900 era diffusa l’idea che presto le religioni sarebbero scomparse, che saremmo andati verso un futuro di unità e armonia senza più che fedi o pregiudizi razziali dividessero i popoli. Nella musica Michael Jackson scriveva testi come  “We are the World”e parlava del sogno di un mondo pacificato; in tv, in Star Trek, si parlava di un mondo con un unico governo e noi bambini e ragazzi eravamo sicuri che il futuro fosse quello; la caduta del muro di Berlino e dell’impero sovietico sembrava darci ragione. Poi, a un passo da casa nostra, avvenne l’impensabile. La dissoluzione della Jugoslavia portò la guerra etnica nel cuore dell’Europa, i lager, stupro etnico e l’uccisione sistematica di intere popolazioni. Le principali vittime del conflitto furono gli abitanti della Bosnia Erzegovina. Un’altra canzone di Michael Jackson è sintomatica del clima che cambiava e, nel video, in una natura devastata, si affacciano le immagini di questa novità, di qualcosa che sembrava dimenticato: il conflitto etnico, come al tempo della Shoah. Adesso il sogno di unità di “We are the World”è infranto, il mondo non diventerà un “posto migliore” e l’artista statunitense potrà chiedersi stupito e smarrito “What about sunrise/What about rain/What about all the things that you said/We were to gain/What about killing fields/Is there a time/What about all the things/That you said were yours and mine”. Tutto è cambiato, e le principali vittime del primo conflitto etnico in Europa dopo la Seconda guerra mondiale, sono i Musulmani.

Per chi sia vissuto in quegli anni, è forte il ricordo delle stragi, dell’assedio di Sarajevo. Ai nostri occhi di occidentali ancora freschi di guerra fredda, i cattivi erano ancora i serbi, in pratica dei quasi russi; le vittime  i musulmani. Oggi forse quello stesso conflitto sarebbe letto in chiave diversa e, con ogni probabilità, larghissima parte dell’opinione pubblica vorrebbe il genocidio dei bosniaci. Già il nostro atteggiamento era mutato al tempo dell’intervento della Nato in Kosovo; già allora si parlava di NOI e di LORO  e qualcuno parlava delle radici cristiane dell’Europa, si evocavano grandi battaglie contro l’avanzare dell’islam e si proiettava il passato sul presente. Poi una lunga gestazione con la pessima gestione dell’integrazione in Francia e UK, la creazione del “mostro di origini arabe” che minacciava “la donna bianca”, e, in fine, l’11 settembre, le torri che cadono, Oriana Fallaci che scrive libri farneticanti ed ecco che ormai è pronta la narrativa dello scontro di civiltà, dell’Occidente che starebbe soccombendo davanti all’invasione dell’Islam,  una civiltà violenta ed estranea ai nostri valori al punto da essere del tutto inconciliabile. Oggi è divenuto normale per uomini politici come Salvini, Pillon e Fontana innalzare il vessillo del cristianesimo, porsi come nuovi crociati e contrapponendosi a quella che definiscono “la barbarie islamica” ( quando non usano termini ben più coloriti); in pochi anni, l’intera Europa è diventata una grande Jugoslavia sul punto di iniziare una guerra etnica e, benché ai fondamentalisti cristiani piaccia dipingerla altrimenti e parlare di accerchiamento, di genocidio bianco o dell’Europa, le vittime principali di questa campagna d’odio sono proprio i migranti, spesso di fede musulmana. L’idea dell’assedio è usata per richiamarsi alle radici cristiane e in questo stato di emergenza, sono gli europei stessi e le conquiste laiche degli ultimi decenni ad essere quasi travolti. I fondamentalisti cristiani, ormai al potere in molti paesi europei e americani,  minacciano il diritto all’aborto, quello della donna ad autodeterminarsi ; tutto deve essere messo in pericolo davanti a un “ritorno” al cristianesimo, dipinto come elemento distintivo e costitutivo dell’Europa.

Se è vero che oggi esiste un radicalismo islamico e un fortissimo pensiero reazionario, è altrettanto vero che questo stesso fenomeno è osservabile in tutte le religioni attualmente esistenti: in India, l’induismo fondamentalista porta i fedeli a fare autentiche caccie al musulmano; nel mondo ebraico abbiamo movimenti che spingono per l’edificazione del terzo tempio e per un ritorno all’ebraismo sacerdotale; in sud America gruppi evangelici hanno iniziato una politica di cancellazione di cultura nera ed indigena; in Russia e USA abbiamo Trump e Putin che fondano il loro potere sui fondamentalismi dei rispettivi Paesi e, in Italia, abbiamo i tristi esempi di Pillon, Salvini e Fontana. Parliamo quindi di un fenomeno globale. Sarebbe lungo trattare delle cause ma è molto probabile che questo aspetto del presente sia riconducibile a un altro fenomeno tipico dell’oggi,  ossia la guerra etnica come mezzo per garantirsi la gestione del potere. È come se il mondo sovrappopolato del presente fosse in qualche modo tornato a uno stato tribale e a una divisione in clan. Le divinità, un tempo tendenti all’universalita’, oggi sono tornate ad essere quello che erano le divinità pagane in alcuni contesti e in determinati periodi storici, e la guerra è pensata per bruciare il tempio altrui. Ma, per tornare al tema, una radicalizzazione dell’Islam è presente; questa però non è tipica dell’islam ma del mondo contemporaneo. Si dice anche che l’islam sarebbe costituzionalmente violento e che tenda a cancellare le realtà altre da sé : questo pensiero è semplicemente una proiezione del cristianesimo. È il cristianesimo che, giunto nelle Americhe, cancello’ le religioni precolombiane e gli stessi popoli; è il cristianesimo che, conquistate la penisola iberica e la Sicilia (e, molto più tardi, la Grecia e i Balcani) ne espulse o convertì con la forza gli abitanti. Il genocidio, su basi religiose, è caratteristico del cristianesimo, non dell’Islam. Basti guardare ai Copti in Egitto, alle comunità cristiane di Palestina e Siria, all’India. L’Islam diede sempre la possibilità di mantenere la propria religione; il cristianesimo mai; neppure ora, e dove ciò avviene, non è per via dei valori cristiani ma di quelli laici.

Ci si potrebbe porre adesso una domanda :quando avvenne la radicalizzazione dell’islam? La risposta è molto semplice : nell’Ottocento, a causa della colonizzazione inglese e francese e della pretesa che le popolazioni del nord Africa e dell’Asia adottassero costumi occidentali. Ciò avvenne per una parte della popolazione che trovò vantaggioso sposare i valori degli occupanti ma un’altra parte della popolazione trovò più vantaggioso costruire nuove radici e radicalizzare un discorso religioso che, a causa del dominio delle grandi potenze, stava per perdersi. Attorno a questa ricostruzione radicale si creò il nucleo nazionalista che guidò l’insurrezione e la cacciata di inglesi e francesi e la nascita dei vari Paesi arabi.

La questione della costruzione o ricostruzione delle radici è una questione centrale in questa nostra analisi e nel nostro presente e non è certo qualcosa di tipico o che caratterizzi soltanto quei paesi islamici anzi, l’Italia è oggi campione di questa narrativa distorta e tossica che parla di radici e origini.

Le radici sono sempre intese come qualcosa che ci sarebbe sempre stato e a cui basterebbe fare appello per porsi in una continuità diretta con gli antenati; le radici sono invece un artificio, una costruzione, figlia del proprio tempo e della propria cultura tesa a creare identità.

L’Italia è un Paese estremamente recente, nato da neppure due secoli e con una storia incredibilmente breve rispetto a Paesi come la Francia o l’Inghilterra. Per costruirsi una narrazione, una identità, gli italiani ricorrono all’artificio di prendere la storia di regni e repubbliche  distrutte dall’unificazione italiana e costruire con questo una propria storia: il Rinascimento sarebbe un fenomeno italiano e non, come invece fu, un fenomeno fiorentino-veneziano-romano; il barocco sarebbe italiano mentre in realtà fu napoletano-romano. Anche i grandi italiani, italiani non lo furono affatto: Leonardo e Michelangelo erano fiorentini, Galileo  pisano, Tiziano e Canaletto veneziani. Si arriva addirittura a rivendicare la storia romana come inizio della storia italiana e con un totale non senso culturale, ci si appropria di una cultura (quella latina) completamente altra ( pochi italiani capirebbero un discorso fatto da un militare romano), con usi, costumi e tradizioni assolutamente estranei ai nostri (nessun italiano capirebbe l’aruspicina o andrebbe alle terme; nessun italiano sa cosa sia un trionfo o a un matrimonio insulterebbe gli sposi). Inoltre, anche uno spagnolo, un portoghese o un francese sono assolutamente legittimati a fare lo stesso richiamo alle origini romane, visto che anche le loro culture sono derivate da quella di Roma (si parla sempre di origini culturali anche perché, da un punto di vista etnico, di “sangue romano” a Roma ce ne fu davvero pochissimo, caratterizzato da mescolanza, e fu qualcosa di cui ai romani importò sempre pochissimo). Ancora, questa ricostruzione arriva al ridicolo quando si rivendicano contemporaneamente le origini cristiane e romane: Roma fu sempre una realtà profondamente pagana e l’affermarsi del cristianesimo fu dovuto proprio al tracollo dell’impero e della capacità di mantenere un controllo sul territorio.  Il cristianesimo è la fine stessa di Roma e l’inizio del processo che avrebbe portato, appena tre secoli dopo, alla nascita della prima Nazione : la Francia. Oltretutto, il cristianesimo permise proprio che il processo oggi demonizzato (l’immigrazione di massa. Fenomeno neppure allora della portata biblica che spesso si lascia credere) avvenisse in modo indolore. L’Europa occidentale è il risultato di una migrazione, più o meno forte, di popolazioni provenienti dall’Est europeo che, grazie alla mediazione delle istituzioni cristiane, generarono un sincretismo e, dunque, qualcosa di nuovo.

Per guardare a quanto sincretica fosse la cultura del medioevo basta guardare al più grande poeta di quel tempo, il fiorentino Dante Alighieri e la sua opera più importante: la Divina Commedia. Non entrando nel merito di una analisi del testo, vediamo subito che la Commedia ha una struttura derivante dalla poesia francese, riferimenti culturali greco-latini (con cui Dante si sente in continuità ma che sono altro da sé) e una matrice filosofica che, per quanto ciò possa ributtare ai fondamentalisti dei nostri giorni, è pressoché integralmente di origine araba. Si potrebbe parlare di quanto la stessa letteratura fiorentina dovesse alla letteratura araba, di quanto i poeti toscani presero dalla scuola poetica siciliana (e la Sicilia era terra islamica fino a pochi anni prima) e del fatto, evidente, che la struttura del Decameron di Boccaccio siano prese di peso da “le mille e una notte” ma per tornare a Dante, è sufficiente forse soffermarsi sulla costruzione filosofica che permette di scrivere il poema e subito notiamo che all’origine dell’Europa contemporanea c’è l’Europa islamica e il mondo islamico più in generale.

Per Dante come per ogni autore medievale, la massima autorità da un punto di vista filosofico era Aristotele, tanto che bastava dire “Ipse dixit “perché una affermazione avesse autorità. Ma il medioevo occidentale non conosceva il greco e la filosofia greca era arrivata ai nostri autori nella lettura fatta da Averroé (che Dante considera un gigante) e nelle traduzioni fatte nella Spagna e nella Sicilia islamiche. Averroé poi, così caro a Dante, è tra coloro a cui si deve la separazione tra religione e scienza, tra mondo religioso e mondo laico che solitamente l’Occidente pensa essergli propria e caratteristica. In una polemica con Al-Ghazali che parlava de “L’incoerenza dei filosofi”, Averroè rivendica il primato del pensiero speculativo e della scienza sulla teologia. Secondo Averroé e la scuola islamica che da lui si sviluppa esiste una Ragione sovraindividuale a cui l’uomo tende a ricongiungersi; l’uomo dovrebbe coltivare questa Ragione per trovare la beatitudine congiungendosi con la Ragione ultima. È abbastanza chiaro ed evidente quanto questa concezione di origine araba si sia mossa in contesto Europeo arrivando poi agli sviluppi dei secoli successivi. Caratteristico sarà poi il fatto che anche i filosofi occidentali, proprio come Averroé, contendano ai teologi il diritto di parlare di dio.

Lo scambio Oriente/Occidente non fu unidirezionale. Chiaramente, Averroé, commentando Aristotele, commenta un pensatore occidentale ma esistono anche esempi più sorprendenti che mostrano come cristianesimo e islam siano sempre stati un tutt’uno.  Una delle prime università al mondo fu la grande moschea di Al-Azhar al Cairo. L’università e il Cairo stessi furono fondati da Jawhar al-Siqili, uno dei maggiori generali della storia Islamica; come dice il cognome (in realtà soprannome), quest’uomo era in realtà originario della Sicilia.

Purtroppo oggi si appella di continuo a presunte radici culturali chi, volutamente o in malafede, ignora la lunga e complessa storia di commistione del pensiero umano che ha dato origine all’attuale assetto socioculturale dell’occidente. Chi si rifugia nell’escamotage della difesa delle proprie radici vive e pensa unicamente attraverso la più stretta e limitata attualità, in una specie di bozzolo di conservazione del privilegio coloniale, spacciando per ataviche radici semplici ragioni contingenti e funzionali alla situazione odierna.

 

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