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Amori Alternativi.

Amori Alternativi. Digressione personale su relazioni non convenzionali

di Autentica, per Intersecta 

Targhetta realizzata dall’autrice dell’articolo, all’età di dieci anni.

Non sono mai stata una che si accontenta di vivere come le è stato insegnato/imposto senza porsi domande, senza cercare una strada alternativa e personale. Mi sono sempre sentita stretta nella cosiddetta normalità, nei ruoli di genere, nelle relazioni convenzionali, in tutto ciò che è prestabilito e non prevede devianze, esperimenti o tentativi.

Da piccola ricordo che volevo essere un maschio, forse perchè avevo già capito che in questa società patriarcale spesso conviene esserlo, o forse avrei solo voluto fare la pipì in piedi. Ricordo che non volevo saperne di gonne e vestitini, che giocavo a calcio con il babbo in giardino, che amavo andare in bici e che con le barbie facevo avventure degne di Indiana Jones. Ricordo che mi piacevano anche le bambine, fino ai 7 anni ne ero consapevole, ma allo stesso tempo mi sembravano inavvicinabili: troppo belle e troppo delicate, se mi ci fossi avvicinata le avrei sicuramente sciupate.
Poi, in qualche modo, capii che alle bambine possono piacere solo i bambini e che mi sarei dovuta adeguare. Non ricordo questo passaggio, ma credo di essere sempre stata pansessuale, di aver sempre provato attrazione e affetto verso tutti i generi e di aver sempre considerato limitante il romanticismo verso una sola persona.
Qualche anno dopo scrissi sul mio diario segreto “Amo tutti perchè ognuno ha qualcosa di speciale“; lo incisi anche su una piccola targa perché per me era davvero importante vedere il lato buono di ogni persona e considerare chiunque come un essere speciale, unico e meritevole di considerazione e affetto.

Non ho mai compreso l’esclusività sentimentale e sessuale, ma mi sono fatta influenzare dalla mia cultura, da libri e film, dalla religione e dalle usanze della mia famiglia. È difficile pensare con la propria testa (e ascoltare i propri pensieri invece di ignorarli) quando ti sembra tutto già deciso e non ti sembra che ci siano altre scelte.
Per anni sono stata convinta anche io di dover necessariamente trovare un esponente del sesso opposto (magari più grande e più alto di me, definibile “un bravo ragazzo”, oggettivamente bello e con una carriera piena di successi davanti) atto a soddisfare TUTTI i miei bisogni emotivi, relazionali e sessuali per TUTTA la vita. L’uomo ideale, l’anima gemella, quella persona che mi completa perfettamente.
Sia chiaro: non esiste la persona ideale (e idealizzare le persone reali non porta nulla di buono), ci saranno sempre differenze che porteranno a scontri e, passata la prima fase di innamoramento, sarà facile vederle e disilludersi. E, soprattutto, pensare che la nostra felicità risiede in un’altra persona che ci completa e ci soddisfa è davvero deleterio.
Ovviamente sono pienamente consapevole che si può crescere insieme, confrontarsi, evolvere insieme negli anni trasformando le differenze in ricchezze e portando la relazione a nuovi livelli. Inoltre sono sicura che per qualcuno può funzionare il modello monogamico che dura tutta la vita (e questo continua ad affascinarmi), ma è altrettanto chiaro che per la maggior parte di umani non funziona (basta guardare quanti tradiscono o divorziano) e che spesso si creano grossi problemi personali e relazionali se si considera come l’unico modello possibile.
In verità, non vedo perchè mai dovrebbe esistere un modello che ci dice come dovremmo vivere le nostre relazioni sociali. Normare l’amore, l’attrazione, l’amicizia come se non fossero puramente soggettive ed espressione della propria individualità… Che senso può avere?

Nonostante siano anni che tento di scardinare i modelli appresi e cercare lo stile di vita e relazionale a mia misura, sento ancora forte l’influenza e alcune volte mi ritrovo a pensare “forse è lui il mio compagno ideale” e inizio ad illudermi tornando in quello schema mentale che rifuggo. Fortunatamente, pochi secondi dopo, mi rispondo: “non esiste quello giusto e perfetto che mi completa e mi soddisfa sempre in tutto, ma esistono persone con le quali scelgo di passare del tempo e condividere dei momenti intimi”. È un lavoro costante e, a volte, faticoso.
Non sono contraria alla monogamia, sia chiaro. Sono contraria solo ai modelli imposti che spesso seguiamo ciecamente, senza chiederci se è ciò che vogliamo davvero.
Vorrei semplicemente essere consapevole della realtà e scegliere più liberamente possibile e vorrei che anche gli altri avessero questa possibilità.

Durante l’adolescenza ho avuto non pochi problemi: mi piaceva esplorare e venivo chiamata “t****” da alcuni compagni di scuola, ho tradito alcuni dei miei primi ragazzi e sono stata sommersa dai sensi di colpa mentre mi convincevo di essere sbagliata e inadatta a relazionarmi (ovviamente è sbagliato dire bugie e tradire la fiducia di chi diciamo di amare). Ero così piena di pregiudizi e aspettative da non riuscire ad accettare nemmeno io quello che sentivo e volevo. Ero anche insicura, molto gelosa, attaccata ad idee romantiche utopiche e mi sentivo spesso frustrata e impaurita.

Tutto è cambiato quando ho scoperto che esistono alternative già sperimentate, il poliamore e le altre non monogamie etiche, e che non sono obbligata a seguire regole e convenzioni relazionali. Lentamente ho capito anche che non devo cercare la felicità e la completezza in un’altra persona, poichè sono già completa nonchè unica vera artefice della mia felicità. Ho iniziato a sognare di poter essere me stessa, autenticamente sincera e aperta. Ho iniziato a mettermi in gioco, a sperimentare per trovare la mia dimensione ideale. Ho iniziato un percorso mai finito per imparare a prendermi cura di me stessa e sentirmi indipendente e integra.

Ho cercato dei modelli anche io, confrontandomi con persone reali e libri. Per anni ho desiderato il tipo di relazione che avevano Simone de Beauvoir e Jean-Paul Sartre: una relazione profonda e duratura che però fosse aperta e non limitante. Poi ho capito che non si può cucire un modello su una relazione, ma solo adeguarsi al momento, ai sentimenti e alla persona coinvolta. Così come ogni persona è diversa, anche ogni relazione lo sarà.

Così, in questi ultimi anni, ho cercato di vivere le relazioni senza modelli o schemi fissi, ma adeguandomi ai miei sentimenti e cercando di essere più chiara e onesta possibile, con me stessa e con le persone coinvolte.
Questo mi ha portato ad avere le relazioni più disparate (e a tribolare non poco): con una persona stavo per sposarmi, con un’altra ho convissuto e affrontato la gelosia e i primi tentativi di relazione aperta, con due persone ho avuto relazioni poco definibili ma complementari e contemporanee, con altre persone ho avuto delle relazioni di amicizia profonde e intime.
Inoltre mi ha riempito di domande: perchè abbiamo l’ossessione di tracciare una linea ben marcata tra la persona amata e tutte le altre persone? Perchè consideriamo l’affetto per la persona amata ben superiore e completamente diverso dall’affetto per gli amici? Mi sembra ovvio che ogni affetto è diverso, come ogni persona è diversa e anche noi siamo diversi a seconda della persona con cui interagiamo. Che senso ha classificare e dividere tutto ciò in base a criteri convenzionali e oggettivi?

Per me adesso è chiaro che posso essere innamorata di due persone allo stesso tempo (sebbene, ribadisco, in modo diverso), che sono in grado di fare sesso senza essere in una relazione duratura, che le mie esigenze cambiano durante gli anni e anche a seconda delle persone con le quali ho a che fare.

La mia idea di amore è cambiata negli anni: prima includeva il possesso e il bisogno dell’altro; adesso, idealmente, l’amore è essere felice se l’altro è felice, è desiderare il ben dell’altro e che sia lui a scegliere liberamente ciò che vuole. Non è più cercare e stringere a sè, ma comprendere, accettare e accogliere a braccia aperte. E, ovviamente, questo tipo di amore può essere esteso e non limitato a una singola persona o esperienza.
Praticamente sono passata dall’idealizzare l’anima gemella al farlo con l’amore, che per me non deve essere egoistico ma puntare alla compersione, alla piena empatia, all’accettazione di chi ci sta davanti in quanto essere debole (ovvero fragile, con problemi e cosiddetti difetti) e con le proprie peculiarità.
Questo lo ritengo un grosso vantaggio, perchè, se non posso certo creare una persona ideale, posso sicuramente lavorare su me stessa, imparare ad amare, educarmi a comprendere l’altro, a superare le emozioni negative legate al desiderio di possesso, con l’intenzione di avvicinarmi a questo tipo di amore puro e incondizionato.

Ci tengo a fare questo lavoro, a liberarmi dalla gelosia (che spesso è principalmente insicurezza e una distorta percezione dell’altro), dai pregiudizi e dalle influenze limitanti. Preferisco seguire le suggestioni, le emozioni, i sentimenti piuttosto che schemi imposti ed interiorizzati. E vorrei tanto che fosse possibile scegliere liberamente come vivere (sempre nel rispetto degli altri) senza essere giudicati ed emarginati.

Detto questo, vi invito a porvi domande, ampliare i vostri orizzonti, non giudicare chi vi circonda, non smettere mai di sperimentare e crescere e, soprattutto, scegliere liberamente e consapevolmente!

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