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I giornalisti embedded del Capitano.

I Giornalisti embedded del Capitano.

La discutibile storia di Gennaro Sangiuliano, da Tatarella e De Lorenzo al Tg2 Salviniano.

dossier a cura di Intersecta

Chi è Gennaro Sangiuliano, direttore del sovranistissimo Tg2 in quota lega, che diffonde perle di propaganda da conservare per sempre negli annali della televisione italiana?
E’ un personaggio molto interessante. Missino nella Napoli degli anni ’80, area Tatarella (che nell’msi era quello meno fascista e più nella linea del conservatorismo classico), laureato in legge, si avvicina al giornalismo con le tv locali e collaborando con una rivista vicina al potente ministro liberale De Lorenzo, per poi accasarsi ad uno storico quotidiano della destra napoletana, il “Roma”, che era stato per anni nelle mani del monarchico Achille Lauro e poi si è avvicinato appunto a Tatarella. Poi passa a quella fucina di ottimo giornalismo che è “Libero” di Vittorio Feltri (non disdegnando una collaborazione saltuaria con “l’Espresso” e “il Sole24Ore”, perché le mani in pasta è bene averle dappertutto, non si sa mai) ed entra infine al Tg1 di Minzolini, dove viene usato per fare servizi sulla casa di Montecarlo di Gianfranco Fini, che aveva qualche dissidio con Berlusconi e quindi andava massacrato a dovere.
Pur non essendo uno storico, scrive libri di storia di discreto successo, che gli permettono di allargare ancora di più il raggio delle sue amicizie bipartisan.
Con questo curriculum,capita a fagiolo per farsi portavoce giornalistico della svolta nazionalista che Matteo Salvini ha impresso alla lega, ed è amore a prima vista.
Sangiuliano, arrivato al TG2 capisce che il suo ruolo è veicolare il consenso alla nuova linea del capitano, e per questo trasporta sul grande schermo la strategia che già da qualche tempo è adottata con successo da Morisi sui social, cioè il modello deciso dalla “bestia”: pochi messaggi, martellanti e ben curati, focalizzati sulla coerenza interna invece che sul rapporto col contesto. Il tutto spalmato nel solito tg della seconda rete, molto pittoresco e centrato sulla cronaca, da cui però fanno capolino i messaggi subliminali che sono cari alla ditta: paura dell’immigrazione e dell’islam, nostalgia per il cattolicesimo di una volta, per la famiglia all’antica, rivisitazione della storia in chiave reazionaria, critiche feroci alle ong e a Soros anche e soprattutto quando non c’entra niente, leccate di culo al capitano e ai suoi alleati sovranisti, Bannon compreso.
Furbo e capace di capire subito dove soffia il vento (e sposato con una giornalista parlamentare che lo aiuta in questo), il direttore ultimamente flirta col mondo cattolico tradizionalista, alla Gandolfini per intenderci, e lo ha dimostrato con servizi molto benevoli sull’osceno congresso di Verona, che ha vista riunita la peggiore destra religiosa mondiale.
La sua storia dimostra che i migliori collaboratori delle svolte autoritarie non sono i fanatici, le teste calde, ma i professionisti pragmatici.
Ed è proprio loro che bisogna temere.

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