Convergenze parallele in salsa rosa?

Convergenze parallele in salsa rosa?

Pallide ex sinistre e femminismi autoritari si stanno simpatici.

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di Jane Marple, per Intersecta.

Note a margine dell’intervista della giornalista Marina Terragni, esponente di spicco del femminismo autoritario italiano, autonominatosi radicale, a Matteo Renzi, capo politico di un movimento neocentrista di matrice liberale e cattolica, fresco fuoriuscito dal Parito Democratico.

L’intervista è stata pubblicata dal Quotidiano nazionale, non preannuncia nessun patto organico nè convergenza politica fra la Terragni e Renzi, ma lascia emergere parecchie affinità di pensiero.

Se son rose…

Una giornalista come Marina Terragni, che incarna il femminismo istituzionale liberale, uterino e maternalista, raccoglie le parole di Matteo Renzi sugli intenti riformisti del suo neonato partito. Un binomio azzeccatissimo, perché il terreno comune è notevole: quote rosa per la spartizione di potere, “utero in affitto”, ossia gestazione per altri, tema complesso e delicato risolto superficialmente con un’espressione di disprezzo e il solito piglio superficiale e sovradeterminante, visione parziale e approssimativa dei desiderata e delle esigenze di un’intera popolazione. Insomma, la sinistra che non c’è mai stata sceglie di interloquire con un femminismo mistificato.

Secondo voi poi, è un caso che uno dei massimi sostenitori “di sinistra” (sic.) della politica del decoro (cioè la repressione del dissenso e di ogni tipo di devianza a colpi di ordinanze e polizia, con la scusa del senso estetico e della vivibilità delle città) si trovi molto d’accordo con chi vorrebbe l’abolizione pura e semplice del sex work e della pornografia in tutte le sue forme, con la scusa dello sfruttamento delle donne inidpendentemente dal consenso?

Noi non pensiamo sia un caso.

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