L’illuminata ipocrisia del sultano Quaboos, e le incertezze sul futuro dell’Oman.

L’illuminata ipocrisia del sultano Quaboos, e le incertezze sul futuro dell’Oman

di Caio Gracco, per Intersecta.

L'immagine può contenere: cielo, crepuscolo, montagna, spazio all'aperto, acqua e natura (Veduta di Muscat, capitale del sultanato dell’Oman)

In Oman, paese del Golfo confinante con Yemen e Arabia Saudita, le persone omosessuali non hanno diritti riconosciuti per legge, anzi, l’omosessualità sarebbe ancora reato passibile di tre anni di carcere, ma la pena non viene applicata mai e si cerca di tenere queste questioni lontane dai tribunali.
In più, si vocifera tranquillamente che il potente sultano Qaboos bin Said al-Said, divorziato e senza figli, sia gay, e lui non ha mai smentito ufficialmente. Forse perché una smentita suonerebbe come una mezza ammissione.
In una parte del mondo in cui le persone non binarie rischiano la vita, la tranquilla ipocrisia di questo sultanato autoritario ma “moderato”, ha fatto sì che tanta gente dei paesi vicini vi abbia trovato rifugio. Senza diritti, certo, e senza “dare scandalo”, ma senza rischi di venire impalat* o decapitat*.
Esponente della corrente islamica ibadita, unica scuola rimasta dell’antica tradizione karighita (una sorta di terzo islam, dopo sunnismo e sciismo), e maggioritaria nel paese, Qaboos si è formato in Gran Bretagna, ama la musica classica (nell’orchestra di Stato suonano insieme uomini e donne), e, caso unico nel Golfo, concede libertà di culto e permette l’edificazione di ogni tipo di edificio religioso, dalle chiese cattoliche ai templi induisti.
Non è un paese libero, l’Oman, e se il successore di Qaboos (e non si ha la minima idea di chi possa essere, forse un cugino o un nipote) la penserà diversamente dal moderato e moderno attuale sultano, nessuno potrà impedirgli di fare rientrare l’Oman negli stardard pessimi della penisola araba in tema di diritti (a parte forse la Gran Bretagna, che è molto vicina al sultanato ma che non crediamo abbia voglia di esporsi troppo).
Una situazione delicata, insomma, che mostra ancora una volta come il potere, per quanto possa essere illuminato, moderato, aperto, moderno, è e sarà sempre un organismo autonomo che pensa solo al proprio mantenimento, a scapito delle persone che vi sono sottoposte.
Nessun sovrano, e la responsabilità di ognuno che si fa responsabilità di tutti, sarà sempre meglio che un “buon sovrano”.

 

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