“Sii ciò che vuoi, basta che non ti veda”.

“Sii ciò che vuoi, basta che non ti veda”, il Kazakistan e la comunità LGBT 

dal sito bibrinews.wordpress.com 

[Traduzione da Colta] di Adil’ Nurmakov

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Il manifesto pubblicitario del 2014, che ha involontariamente contribuito all’acuirsi dell’omofobia in Kazakistan.

“Negli ultimi anni ci sono stati grandi cambiamenti  nella coscienza collettiva, in particolare nell’acettazione delle minoranze sessuali”, afferma V.T., seduto in una piccolo bar di Almaty. Effettivamente l’atmosfera in città era tutt’altra. In pochi potevano permettersi di non nascondere il loro orientamento anche ai genitori, ma alla maggior parte delle persone la cosa non provocava isterismo, non era politicizzato, i locali gay lavoravano liberamente, non ne facevano uno spauracchio. “Oggi, il coming-out è qualcosa di aberrante”, – aggiunge V.T.

Nelle altre regioni del Kazakistan la situazione è ancora più conservativa, e molto. Il vento del cambiamento non ha soffiato in molte città e il pensiero della società fu plasmato dal retaggio dell’Unione Sovietica, paese in cui l’omosessualità veniva considerata un crimine e una perversione sessuale, strettamente legata al degrado della dignità umana nei gulag. Aleksandr Lepechov, attivista del movimento LGBT kazako dall’inizio degli anni 2000, è di Pavlodar e un anno fa ha pubblicato su internet il suo diario raccontando dettagli scandalosi delle discriminazioni, delle pressioni e violenze da parte della polizia, dei datori di lavoro, di semplici conformisti e omofobi violenti. “Nei miei racconti ci sono molto esempi della mia vita personale, ma spero che in questo modo le persone possano avere una quadro un po’ più completo del rapporto della società kazaka verso le persone LGBT”, scrive Aleksandr dalla Svezia, dove è emigrato qualche anno fa.

Uno dei pilastri morali del governo kazako è la tolleranza, ma non per le minoranze sessuali. L’articolo sui rapporti tra individui dello stesso sesso è stato escluso dal Codice Penale nel 1997, in cambio non è stata elaborato nessun meccanismo di difesa verso la discriminazione. Questo vale anche per i cosiddetti incitamenti all’odio: la lingua dell’odio contro una razza, una cittadinanza o una religione, la legislazione del Kazakistan li considera estremismi. Ma le dichiarazioni omofobe di personaggi pubblici non sono considerate discutibili. Gli esperti concordano sul fato che lo Stato, da molto tempo, non ha dato nessuna spinta propositivo alla comunità LGBT. Inoltre, l’interesse per la protezione dei loro diritti e l’innalzamento del loro livello di accettazione sociale è rimasto nullo.

“Il Kazakistan solitamente non permette la pubblica discriminazione politica preoccupato dalla reazione della comunità internazionale. Il Governo si guarda intorno impaurito per la propria reputazione”, afferma Ajdur Shakenova della Fondazione “Soros-Kazakistan”. Ma la mancanza di riconoscimento del movimento LGBT da parte della politica fatto sì che, per la maggior parte dei Kazaki, le minoranze sessuali sono ancora viste attraverso la lente di stereotipi e miti. Ad esempio, essi sono accusati per la diffusione del virus dell’HIV, sono visti come una minaccia per i bambini, molti credono ancora che l’omosessualità si possa e debba essere curata.

“Un paio di anni fa a Kapchagay hanno dato fuoco alla casa di un transgender , il quale aveva partecipato apertamente ad una trasmissione televisiva. Chi è stato? Il Governo? Certo che no”, dice R.S. Secondo lui, coloro che dividono la maggioranza dei gay kazaki, non è lo Stato, ma i moralisti, che giocano un ruolo fondamentale sulle pressioni verso il movimento LGBT. Nella serie di ragioni degli esperti vengono inserite le caratteristiche culturali e la mancanza di educazione sessuale. Essa riguarda non solo la comunità LGBT. Nella stessa lista possiamo trovare femminismo stereotipato e deriso, che rappresenta le donne come oggetti sessuali, strumenti di riproduzione e assistente di famiglia: creature, che dovrebbero “conoscere il proprio posto.”

Eppure queste caratteristiche e tendenze non sono uniche del Kazakistan, sono piuttosto comuni anche nei paesi sviluppati. Che cosa è cambiato negli ultimi anni? Un fattore possibile fu l’attiva migrazione interna, che ha radicalmente mutato la composizione della popolazione urbana e ha aumentato la domanda pubblica di punti di riferimento tradizionali. Infine, il paradigma conservatore può crescere con l’invecchiamento del regime politico; una parte significativa dell’élite ha le sue radici nel passato sovietico. “Stiamo assistendo alla sovrapposizione dei valori tradizionali sui principi della Dichiarazione universale dei diritti umani, e la promozione della famiglia e del matrimonio come una priorità a scapito di altre libertà dei cittadini”, – afferma con rammarico Ainur Shakenova.

Molti puntano il dito sull’influenza dell’establishment e della propaganda russa, che molto spesso utilizza situazioni riguardanti la sessualità per giustificare la loro opposizione verso i principi morali occidentali, identificando nel movimento LGBT il crollo morale degli Stati Uniti e dell’Europa. Ciò è particolarmente evidente nel giornalismo kazako, spesso involontariamente copiano deliberatamente gli articoli russi che utilizzano in maniera forte formule “caricate” per mettere in cattiva luce le minoranze sessuali: “sodomia”, “omosessualità”, “pervertito” e così via.

A differenza dei media, internet è utile per fornire alla società altri punti di vista. Ma nel World Wide Web in lingua russa, i cui utenti sono per la stragrande maggioranza cittadini di paesi ex-sovietici, questo argomento non provoca grandi controversie. Si ritiene che Internet possa servire da piattaforma per lo scambio di informazioni e la comunicazione di diversi gruppi vulnerabili della società, aiutarli ad ottenere fiducia personale e cercare di cambiare l’opinione pubblica. In effetti, la discussione on-line di questioni relative alla comunità LGBT, sono un flusso abbastanza omogeneo di odio. L’uso di toni duri della politica di stato diventano spesso inviti pubblici a rappresaglie dure contro gli omosessuali.

“La cosa peggiore è che l’atmosfera esplosiva di odio crea un ambiente in cui è normale insultare e discriminare altre persone. Se tutto questo continuerà nulla impedirà di trovarsi bersaglio, specialmente di persone deboli, e sfociare in violenze forti nei loro principi morali”, dice V.T. In Internet, invece, le intimidazioni verso le persone che fanno parte delle minoranze sessuali non avvengono molto frequentemente. Si può assistere più che altro a raptus emotivi da parte di cittadini omofobi ma non sono mai avvisaglie di vero pericolo. Spesso nei messaggi personali rivolti ai gay – e a quelli che simpatizzano per loro – gli viene detto di lasciare il paese, racconta V.T., e non molto tempo fa, ha deciso di seguire il consiglio di queste persone ostili. “Provate a immaginare una vita in cui, semplicemente, non potete prendere per mano una persona per strada; è ugualmente difficile quanto lasciare la propria patria”, dice.

Internet può aggravare la radicalizzazione o la “arcaizzazione” delle coscienze, come la definisce Ainur Shakenova. L’ignoranza e l’aggressione di certe persone affiorano sempre di più nella comunicazione virtuale. I commentatori inneggiano a bruciare i gay sul rogo, anche se in realtà non hanno questo in mente, ma aumentano l’odio. La gente comune, che non ha una posizione specifica sulle persone LGBT o li tratta in maniera neutra, dopo aver partecipato a tali discussioni ha maggior probabilità di essere contro la “propaganda gay” piuttosto che volerne sapere di più sul problema. “Con un deficit di fonti di informazioni fuori dalla rete, internet può aiutare gli adolescenti ad imparare di più sulla propria identità di genere, trovare amici e interlocutori – riconosce Amin Altayeva, una giovane ricercatrice che studia la comunità LGBT e i social media – ma per coloro che non appartengono a questa comunità, il discorso che ora va per la maggiore assume un carattere distruttivo”.

A fine estate 2014, avvenne un fatto che divise gli internauti kazaki in due schieramenti inconciliabili. Tale fatto affrontava due questioni molto delicate: le tradizioni nazionali e l’omosessualità. La sezione locale dell’agenzia pubblicitaria internazionale, Havas Worldwide creò, per un importante concorso di pubblicità dell’Asia Centrale Red Jolbors a Bishkek (Kirghizistan), un manifesto per un gay club di Almaty, Studio 69,  di cui vinse il primo premio. Nel manifesto era raffigurato un bacio tra il poeta russo Alexander Pushkin e il compositore kazako Kurmangazy,  è diventato un modo popolare per Almaty per esplorare la città. Il club si trova all’incrocio di strade intitolate in onore di questi due artisti. Inoltre, l’immagine richiamava esplicitamente il famoso graffito di Dmitri Vrubel sul muro di Berlino raffigurante il bacio tra Leonid Il’ič Brežnev ed Erich Honecker (dopo lo scandalo della pubblicità, Vrubel si schierò a sostegno dell’agenzia pubblicitaria).

Il manifesto non doveva essere utilizzato per gli scopi previsti: era solamente un lavoro destinato ad un concorso. Ma, una volta in rete, ha provocato uno tsunami di commenti accesi per “l’abuso fatto del grande antenato della nazione kazaka”. L’agenzia pubblicitaria è stata accusata di “propaganda omosessuale fatta in modo ripugnante” – e tutta la comunità LGBT in Kazakhstan è stato vittima accidentale di questa campagna.

I commentatori più “innocui” hanno dichiarato che le minoranze sessuali non avrebbero dovuto “esporsi” e avrebbero dovuto rimanere nascosti; i più radicali hanno incitato a bruciarli vivi. Ma entrambe le parti erano d’accordo su una cosa: l’agenzia e così anche tutti i gay non devono restare impuniti. Il movimento giovanile conservatore “Bolashak”  tenne una tavola rotonda,  nella quale chiesero di dichiarare i cittadini omosessuali fuori legge e “picchettarono” il club Studio 69, irrompendo nel locale e gridando slogan omofobi. Dopo una serie di cause legali l’agenzia pubblicitaria è stata costretta a chiudere, e i suoi dirigenti costretti a lasciare il paese. Il processo principale si è svolto con violazioni delle norme processuali, e fu solo l’inizio.  Le vittime sono state risarcite per “danni morali” con una multa di circa 180 mila dollari riconosciuti agli insegnanti e agli studenti di Conservatorio Kurmangazy. Una persona tra i querelanti in seguito ha ammesso che il sindaco stesso li ha incitati a presentare esposto in tribunale.

Nella storia internazionale della lotta per i diritti civili, ci sono innumerevoli esempi di azioni provocatorie rivelatesi dei catalizzatori che potevano dare una spinta alle coscienze collettive. Tuttavia, la reazione pubblica della comunità gay in Kazakhstan rispetto allo scandalo è stata inesistente, e nelle conversazioni private è stato riconosciuto il più delle volte che il manifesto ha attirato verso di loro “attenzioni indesiderate” con aggravante omofoba. Nell’imminente futuro, nessuno potrà organizzare un Gay Pride in Kazakistan, temendo per la sicurezza dei suoi partecipanti (anche se in Russia, per esempio, gli attivisti si sono mostrati in pochissime manifestazioni, anche questo anno).

Tuttavia, nella valutazione di questo caso è importante considerare che la comunità LGBT in Kazakhstan, oggi, semplicemente non esiste. Quasi tutte le ONG, impegnate in questo ambito, hanno cessato di esistere o sono finite nell’oblio. È difficile aspettarsi posizione solide e concrete da parte di uno stato in cui le istituzioni pubbliche sono praticamente inesistenti, e lo stesso non è in grado di svilupparle. Affinché la campagna provocatoria possa dare i suoi frutti, non necessariamente tutta la società deve essere preparata, ma è necessario che coloro ai quali è destinata, siano sufficientemente mobilitati e motivati ad agire. “Se in questo momento fossimo stati sostenuti da più persone, forse, le conseguenze sarebbero state diverse”, – dice “la riluttante attivista” Darija Hamitzhanova, ex direttore dell’agenzia che ha sviluppato il manifesto. “Forse, un giorno qualcosa potrà cambiare,” – aggiunge al telefono da Kiev, dove è fuggita, temendo ulteriori persecuzioni.

Le autorità hanno ritenuto il manifesto una minaccia verso la propria politica, dice Eugene Plakhina. Da quel momento, l’accordo di reciproca neutralità della comunità LGBT e lo Stato, simile al noto principio don’t ask, don’t tell, è stato sciolto: la storia del manifesto ha dato una scossa alla società civile e il regime non è disposto a riconciliare situazioni che non può controllare. “La risposta dello Stato è stata rafforzare l’autocensura: la libertà di espressione, che ha rappresentato il manifesto, è una minaccia per la realizzazione delle libertà politiche – concorda N.B. – che non vogliono concedere “. Gulnara Bazhkenova, nota pubblicista kazaka, vede questo come un tentativo di placare lo stato d’animo della maggioranza. “Oggi la questione della mancanza di libertà nel paese ha un enorme potenziale e la politica ci gioca”, ci spiega.

Le battaglie verbali sul manifesto in tribunale e nei Social Network hanno coinciso con la fase finale delle discussioni parlamentari in merito alla legge sulla “propaganda gay” – o meglio, alla “protezione dei bambini da informazioni dannose per la loro salute e sviluppo.” In parte, proprio il processo per il “caso Kurmangazy-Puskin”, che ha suscitato critiche di influenti difensori dei diritti umani di Human Rights Watch, ha contribuito a richiamare ulteriormente attenzione verso il progetto di legge, che ricalca l’analogo documento russo. La prima volta era stata chiesta nel 2012, nello stesso momento dell’iniziativa dell’assemblea legislativa di San Pietroburgo. Da quel momento è rimasta ferma, ma nel 2014 in modo rapido e inaspettato è stato trovato un accordo in parlamento e negli altri dicasteri, e a febbraio 2015 è arrivata al Presidente della Repubblica. È rimasta in giacenza per molto tempo. Solo tre mesi più tardi, si è reso noto che il progetto di legge era stato inviato al Consiglio costituzionale, che aveva deciso di respingerla.

Sebbene molti si siano affrettati a gioire per tale decisione, i motivi dei membri del Consiglio erano abbastanza tecnici, sottolineando che “alcune disposizioni” sono state formulate in modo impreciso e questo avrebbe potuto portare ad una violazione dei diritti dei cittadini. I promotori del disegno di legge hanno promesso ai giornalisti che avrebbero finalizzato il documento e avrebbe chiesto un ulteriore esame. Le sue vere prospettive sono vaghe, almeno nel caso in cui Almaty sarà scelta come capitale dei Giochi Olimpici Invernali nel 2022. La decisione del Consiglio costituzionale, probabilmente , sono state condizionate non dalle dure critiche da parte di un certo numero di organizzazioni per i diritti umani competenti, ma dal rischio che correva l’immagine del paese. Poche settimane prima del veto, 27 campioni olimpici di tutto il mondo hanno firmato una lettera indirizzata al capo del Comitato Olimpico Internazionale, Thomas Bach, per respingere la proposta del Kazakistan di ospitare i Giochi a causa delle politiche discriminatorie contro le persone LGBT.

Questa volta, si è riusciti a bloccare il progetto di legge scandalo. Tuttavia, il fatto che sia stato approvato da entrambe le camere del parlamento e abbia superato tutte le perizie, è molto inquietante. “Nessuno ha notato che è anticostituzionale?” – afferma V.T. poche settimane prima della sua partenza dal Kazakistan. Del resto, cercando di far passare questa legge, il governo non può essere affatto incline alla moralizzazione. Come in molti altri paesi, in cui le autorità utilizzano una retorica simile a rafforzano la vigilanza della sfera dei media, la legge kazaka contiene punti molto curiosi. Tra questi, le restrizioni di accesso ai siti stranieri per gli internauti attraverso il controllo su tutti i gateway esterni e punti di scambio del traffico interni, ma anche l’introduzione le responsabilità dei cittadini per la sostituzione non dichiarata dell’indirzzo IP, ossia l’utilizzo di proxy CGI e gallerie virtuali, utilizzati per accedere a risorse che altrimenti verrebbero bloccate.

Se gli utenti kazaki attivi che scrivono commenti omofobi, fossero a conoscenza questi dettagli, forse il loro atteggiamento verso la legge sulla “propaganda gay” sarebbe diverso. Anche se è improbabile che possano cambiare il loro parere sulla comunità LGBT: la maggior parte dei kazaki ammette di non volere che gli omosessuali si dichiarino. Molte persone omosessuali sono d’accordo con tali condizioni e sono pronte a nascondere per tutta la vita il loro orientamento sessuale ai colleghi, agli amici e ai familiari, dice N.B. Molti si sposano vivendo due vite parallele. I giovani si ritrovano nelle discoteche nonostante i rischi di imbattersi in tassisti abusivi o in “riparatori”: giovani ragazzi che aspettano i ragazzi che escono dalle discoteche gay all’uscita per picchiarli. Dopo l’ondata di omofobia in Russia, la cui risonanza si è sentita anche in Kazakistan, sempre più gay e lesbiche tornano al cosiddetto “kvartirnik”: un modo per socializzare e far festa, tipica di inizio anni ’90. Tuttavia, non tutti gli omosessuali riescono a rimanere nascosti. Per i gay è più semplice nascondere il proprio orientamento, rispetto ai transgender e per questo è possibile che la nuova generazione di attivisti del movimento LGBT in Kazakistan potrà essere composto da loro. “La coalizione Trans* del blocco ex comunista” racchiude un’importante delegazione kazaka e si rivolge ad un nuovo livello di azione. Se prima le ONG operanti per le minoranze sessuali, fornivano principalmente assistenza all’interno del programma per la lotta all’HIV, i nuovi gruppi di iniziativa sono finalizzati proprio alla promozione dei diritti umani e della autodifesa, così come la creazione di precedenti legali per la successiva formazione di garanzie a livello legislativo contro la discriminazione.

Anche se le operazioni per il cambiamento del sesso in Kazakhstan è inclusa in parte nell’elenco dei servizi medici forniti gratuitamente dallo Stato, la procedura per riconoscere che la persona è “appropriata” per una tale operazione è difficile e umiliante. Ad esempio, comprende un lungo esame psichiatrico in isolamento e la castrazione forzata o la sterilizzazione. “Lo Stato impone la propria autorità sul corpo umano, regola come a una persona verrà consentito di controllare il proprio corpo,” – dice K.K., uno dei membri della coalizione. Ancora più difficile è cambiare i documenti per le persone transgender che hanno cambiato il proprio sesso. Infatti, dopo tale operazione la persona cessa di esistere per le autorità pubbliche, nel registro passaporti anche il codice di riconoscimento non può essere cambiato, e in esso vi è il genere assegnato alla nascita. Ad Almaty, nella primavera di quest’anno, tale procedura è stata considerata un motivo valido per licenziare un poliziotto che aveva cambiato sesso. I media hanno seguito la vicenda più per il suo carattere sensazionale che per il suo vero significato, mostrando chiaramente il carattere discriminatorio della legge kazaka.

Per quale motivo questi ritardi nel cambio dei documenti non sono stati risolti quando la possibilità di cambiare sesso era prevista dalla legge? Secondo K.K., “una concessione ai transgender” è stata data dal Codice della sanità pubblica nel 2010-2011 come parte del pacchetto di normativa umanitarie all’interno della Presidenza kazaka dell’OSCE e molti emendamenti di altre leggi sono rimasti incompleti. I compagni di coalizione sono molto più taglienti: secondo loro, è stato fatto al fine di “scoraggiare la nostra voglia di essere noi stessi”, di umiliare. “Loro [i funzionari] non sanno niente di noi, non capiscono e non vogliono capire” – mi spiega, seduti in un bar, molto concitato per tutto il tempo della conversazione senza toccare da bere. Dopo una pausa, K.K. aggiunge: “Vedi, il problema non è che i parlamentari non pensano alla comunità LGBT. Loro non sanno neanche quali altre persone hanno bisogno di aiuto: le madri, i disabili, gli anziani…”

Nonostante il sarcasmo, la coalizione non è incline a lamentarsi ed è pronta a lavorare con la comunità e lo Stato. Mentre gli attivisti si sono impegnati a migliorare la propria competenza nel campo del diritto, hanno tenuto riunioni, di solito in segreto, con persone di idee comuni e cercano rappresentanti tra le personalità e le organizzazioni pubbliche. Dopo la legalizzazione del matrimonio omosessuale negli Stati Uniti, quando KazNET ancora una volta è stata colpita da un’ondata di omofobia, la comunità LGBT e i simpatizzanti hanno trovato improvvisamente un alleato nella voce de “L’orda kazaka” su Facebook, la cui posizione può essere descritta come un nazionalismo illuminato. Per molti patrioti è stata vista come una rottura verso le tradizioni, ma l’anonimo autore di questa pagina in risposta ai commenti sbalorditi dei suoi lettori ha tirato fuori un intero elenco di argomenti chiari in difesa dei diritti LGBT.

Secondo K.K. per cominciare a risolvere il problema, è necessario prima di tutto riconoscerlo. I transgender kazaki hanno superato questo step e hanno iniziato a darsi da fare, ma la questione discriminazione riguarda non solo chi ne è vittima. “La palla è passata agli attivisti liberali, agli opinion leader, ai personaggi popolari. Loro rappresentano la posizione dell’intera società, o almeno la influenzano”- dicono i membri della coalizione. Finora, nessuno di questi ha dato un segnale.

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