Il gemello che divide.

Il gemello che divide.

Jaroslaw Kaczynski, tornato semplice deputato dopo la morte del fratello, è il vero padrone della Polonia, e in Europa non ha soltanto degli amici.

di Anne-Sophie Mercier, pubblicato su “Le Canard enchainé” del 23 Ottobre 2019.  Traduzione: Intersecta

Lo chiamano “prezes” (presidente, capo), e già questo dice molto. Non ha bisogno di essere Capo di Stato e nemmeno Primo Ministro. Sarebbe una discreta perdita di tempo, a che serve rispondere alle interviste, o battagliare con quello che resta dell’opposizione? L’ha già fatto una volta, quando era Primo Ministro nel 2005, ma le medaglie lo annoiano, gli allori lo lasciano indifferente, e ha lasciato dietro di sé il tempo delle ragazzate. E’ quindi ormai solo un “semplice deputato” , Jaroslaw Kaczynski, e decide tutto, anche quando è ricoverato in ospedale.

Non ama i riflettori, preferisce esercitare il potere dal sedile posteriore della sua auto. I ministri, i maggiorenti, i giudici, i giornalisti della tv pubblica? Li nomina, li promuove e li revoca a piacere suo. I Capi di Stato esteri in visita in Polonia, è lui a riceverli. A capo del PiS (Diritto e Giustizia), il partito ultraconservatore polacco, che ha di nuovo vinto le elezioni legislative il 13 ottobre, è da solo al posto di comando dopo la morte del suo gemello Lech (da cui si distingueva solo per un neo sul viso), in un incidente aereo nel 2010. La Polonia è l’unico paese UE dove i dirigenti ufficiali sono solo delle marionette.

Sulle foto ufficiali degli anni ’80, Kaczynski era sorridente e capellone, sigaretta in bocca, accanto a suo fratello Lech. E’ l’epoca delle grandi lotte, di Danzica, di Solidarnosc. Walesa non era proprio un amico, ma un alleato.

Oggi Jaroslaw Kaczynski è un sinistro ometto in nero. Ogni mese va a raccogliersi sulla tomba di suo fratello, e cerca ancora – o finge di cercare, come lo accusano gli oppositori – i responsabili di quella tragedia.

I Russi, naturalmente, ma perché non incolpare anche Donald Tusk, ex primo ministro, oggi presidente del Consiglio Europeo?  Quando non polemizza con Tusk, incrocia la spada con Walesa, regolarmente accusato dal PiS di essere stato a libro paga dei Sovietici. Il potere giudiziario polacco? Egualmente da liquidare, perché “contaminato” dal periodo comunista. Peccato solo che il muro sia crollato la bellezza di trent’anni fa!

In quindici anni, la Polonia non ha conosciuto recessioni economiche. Il debito è contenuto, la crescita vigorosa, la mano d’opera ben formata, la disoccupazione su livelli bassi. I polacchi si arricchiscono, il denaro europeo arriva a fiumi: 86 miliardi nel periodo 2014-2020. Il paese è stato molto coccolato dall’amministrazione Juncker. Sono state costruite nuove autostrade, ponti, enormi palazzi.  E Kaczynski ha vinto la sua scommessa politica. Scommettendo tutto sulla “Polonia B” versione polacca della “Francia del basso” o dell’”America profonda”, rimarrà al potere per altri quattro anni.

Ha aumentato il salario minimo e le pensioni, e ha lanciato il programma “500+”, che l’ha reso ancora più popolare: 500 zloty, cioè 115 euro, per ogni bambino ogni mese per tutte le famiglie. Il PiS chiama tutto questo “economia di mercato sociale” e non si può dire che non piaccia agli elettori.

L’opposizione è a terra, divisa. “L’inteligentsia è ancora sotto la sbronza della sconfitta. Aveva giocato tutto sulla carta del liberalismo senza andare a vedere la Polonia B, senza pensare alla necessità di una redistribuzione intelligente da contrapporre a quella populista”, racconta Georges Mink, specialista della Polonia.

Adesso il potere vuole evitare che, sotto l’effetto dell’euforia e dell’agio, ci si rammollisca troppo e che cominci a serpeggiare il veleno della divisione nel campo dei vincenti.  Allora Kaczynski fa il suo lavoro, cioè trovare nuovi nemici per compattare le truppe. Dopo Tusk e Walesa, tocca alla comunità omosessuale, accusata di minare le fondamenta della Polonia eterna. Fuori di qui, finocchi!

E neanche le femministe sono invitate alla festa. Dopo avere cercato, invano, di vietare l’aborto nel 2016, il PiS, appoggiato dalla potente Conferenza Episcopale, ha provato diverse volte a inasprire la legislazione in materia, già una della più restrittive in Europa.

Europa che è considerata, nonostante i soldi che versa alle casse polacche, responsabile di tutti i mali. Il discorso euroscettico è molto diffuso nel PiS, anche se, a Bruxelles, è tutta un’altra storia. “I ministri e gli eurodeputati recitano, perché le decisioni europee in realtà vanno spesso nella direzione degli interessi polacchi”, ironizza un funzionario della Commissione. Ciò nonostante, gli eurodeputati del Pis funzionano a circuito chiuso, non si mescolano agli altri e non parlano inglese né francese. Accogliere qualche migliaio di migranti per aiutare Greci e Italiani? Non se ne parla proprio. Come non c’è nemmeno alcuna intenzione di rifornirsi di materiale bellico europeo per la difesa nazionale. Poco tempo fa, Varsavia ha acquistato dagli Americani degli F35, dei lanciarazzi e dei missili Patriot per un valore complessivo di circa 10 miliardi di dollari (provenienti dall’Europa, naturalmente!).

Attaccato da Juncker per le sue politiche contrarie allo stato di diritto, il prezes ora può respirare. Il suo amico Orbàn blocca puntualmente le procedure lanciate contro di lui, e la nuova presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, è un po’ più conservatrice, quindi a priori più permissiva nei suoi confronti. Tutto ciò non può che far piacere all’ometto in nero comodamente seduto sul sedile posteriore della sua auto.

 

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