Samurai gay in Giappone: la storia non raccontata dell’amore gay fra samurai.

Samurai gay in Giappone: la storia non raccontata dell’amore gay fra samurai.

Come, ancora una volta, è stato l’occidente a interrompere una tradizione di tolleranza nei confronti dell’amore non binario.

dal blog wearegaylyplanet.com

Quasi sempre la storia e la cultura gay del passato viene insabbiata e messa da parte. La speranza è che con il tempo si dimentichi quello che è stato.

Per questo motivo in tantissimi non sanno di grandi relazioni amorose della storia come quella dell’Imperatore Adriano ed Antinoo o la vita gay di Michelangelo e la sua arte gay in Vaticano. Ma è in Giappone che abbiamo scoperto lo shudō ovvero l’amore gay fra i Samurai.

Amore gay tra Samurai: cosa è lo shudō?

Lo shudō, in giapponese 衆道 (shudou), era una pratica dei Samurai che consisteva nell’instaurare un rapporto d’amore tra un samurai adulto, il nenja (念者), e un samurai giovane, wakashû (若衆).

Se stai pensando che questa pratica ha a che fare solo con il sesso sbagli. Lo shudō era qualcosa di più profondo, un rapporto che coinvolgeva si il sesso, ma anche sentimenti personali ed emozioni. Praticato dal medioevo e fino al periodo Edo (periodo che va dal 1603 al 1868), i rapporti omosessuali tra Samurai erano socialmente accettati, tanto da essere ritratti in tantissime stampe, fra cui alcune di Hokusai.

Il termine shudō compare per la prima volta nel corso del XVII secolo; la parola ha un suo precedente inerente alla tradizione riguardante le relazioni di omoerotismo giapponese tra monaci e accoliti (postulanti), noto come chigo. Il leggendario presunto fondatore di tali rapporti in Giappone è Kūkai (774-835), noto anche come Kobo Daishi, il fondatore della scuola del buddhismo Shingon di stampo tantra, che dicono abbia portato le conoscenze riguardanti l’amore tutto al maschile proprio con la conoscenza e pratica dello Shingon. Il Monte Kōya, in cui il monastero fondato da Kobo Daishi si trova ancora oggi, era sinonimo di amore maschile, fino quasi al termine dell’epoca pre-moderna.

Nonostante l’attribuzione dell’amore tra maschi a Kūkai, le vere radici dell’omosessualità in Giappone risalgono ad alcuni dei primi testi redatti in lingua giapponese, come il Kojiki (古事記 letteralmente “cronaca di antichi eventi”), redatto nel 712 dal nobile Ō-No-Yasumaro su richiesta iniziale dell’imperatore Tenmu) ed il successivo Nihonshoki (日本書紀).

 

Omosessualità e vita comune in Giappone

A partire dal medioevo in Giappone l’omosessualità, e l’orientamento sessuale in genere, era considerata una semplice preferenza personale che poteva variare da persona in persona. Soprattutto nel periodo Edo, lo shudō era diventato un aspetto tradizionale, ma proprio per questo cominciò a dare problemi.

La forte obbedienza e appartenenza romantica e sessuale tra due Samurai, portò la potenza feudale a temere per questa pratica. Un Samurai era ormai più fedele al proprio compagno che alla propria nazione.

Fine dello shudō e limiti sociali dell’occidente

Per la paura del forte legame tra i samurai e con la successiva apertura all’occidente avvenuta nel 1868, le pratiche omosessuali furono contrastate socialmente. L’arrivo del cristianesimo che condanna l’omosessualità e le regole culturali occidentali distrussero poco alla volta la pratica dello shudō, cancellandone quasi ogni traccia.

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