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Il peso delle persone e quello delle parole

Il peso delle persone e quello delle parole.

di Brunella Berardi, per Intersecta

Le persone hanno un “peso”.

Mai più di ora ho compreso che il peso dato loro non è quello “morale”, ma quello espresso in chili. Durante questa quarantena mi arrivano quotidianamente messaggi “divertenti” su quanto ingrasseremo stando in casa, senza far nulla, se non impastare, cucinare e mangiare. Dietro a questi meme strappasorrisi c’è, oltre al desiderio di sdrammatizzare, una grassofobia latente, altrimenti non si spiega perché, a fronte di un virus potenzialmente letale, ci si preoccupa più dell’estensione della pelle anziché di salvarla, la pelle, indipendentemente dalla superficie e dagli inestetismi. Io ero sovrappeso pure prima della quarantena e quando mi è arrivato questo link ho pensato a quanto si venga infastiditi dalle persone grasse, che poi, di solito, ci si nasconde dietro a un <<è per la salute>>, considerando malate – ad ogni costo – le persone grasse. Ci si mette sul pulpito e si fanno prediche, magari spegnendo prima una sigaretta, perché il fumo uccide più del grasso, ma i polmoni malati non si vedono, mentre i rotoli di ciccia sì. Nessuno, o quasi, ha un rapporto sano col cibo, chi ha disturbi alimentari non viene mai compreso a fondo, anoressia, bulimia, iperalimentazione, vengono liquidati con <<è una questione di volontà >>. Nessuno è felice di star male, ma il cibo è consolatorio, il cibo è mamma, il cibo, per qualcuno, è un nemico da combattere. Se la 50 è una taglia che si considera da malati immeritevoli di uscire, dovrebbe esserlo pure la 38, da malati, ma no, non è così, non si può ridurre tutto alla tua misura, meritiamo tutti di essere apprezzati indipendentemente dal guscio. Ogni corpo merita amore, perché, secondo me, la tanto hashtaggata #bodypositive non si deve sintetizzare a “grasso è bello” o “magro è bello”, ma in “ognuno di noi merita di essere amato e soprattutto amarsi per ciò che è, con tutti i suoi pregi ed i suoi difetti”. Uniformarsi ad una taglia imposta vuol dire bypassare l’essenza, saltare a piedi pari ciò che ognuno di noi ha da dare. Prima di condividere questi link occorrerebbe pensare che chi li riceve ha uno specchio che, molto spesso, non riflette la realtà di ciò che esso è, e magari soffre per una condizione fisica o mentale che lo porta ad autodistruggersi. La mia non vuole essere un’accusa, una risata so farmela pure io è una mera riflessione a cuor leggero, sì perché nonostante il peso so alleggerirmi la vita con ironia ed autoironia, ma non tutti riescono a farlo.

 

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