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L’imbroglio della sanità privata USA svelato da uno dei suoi ex protagonisti.

L’imbroglio della sanità privata USA svelato da uno dei suoi ex protagonisti.

La storia di Wendell Potter, da direttore della comunicazione di un colosso assicurativo a militante per l’assistenza sanitaria universale. 

di Intersecta

A volte una semplice immagine può cambiare la vita, spingere a mettere in discussione tutto ciò che si è ritenuto giusto fino a quel momento, e a guardare in faccia l’orrore che si è sempre negato.

Luglio 2007, Wendell Potter, una carriera all’interno della potente lobby assicurativa americana, che si è sempre opposta con forza a qualunque tentativo di introdurre una benché minima assistenza sanitaria gratuita ai cittadini più poveri, è il presidente della comunicazione aziendale di un colosso delle assicurazioni sanitarie, la CIGNA, per cui lavora dal 1993. Per caso visita una clinica gratuita, gestita da un’associazione di volontariato, in una zona depressa della Virginia, e ne rimane sconvolto. “Centinaia di persone disperate” dirà anni dopo in un’intervista al Guardian, “la maggior parte senza alcuna assicurazione medica, giungevano in clinica dalle più remote campagne. Le persone facevano ore e ore di fila per far eseguire gratuitamente le procedure mediche di base. Alcuni avevano guidato oltre 200 miglia dalla Georgia. Molti sono stati visitati all’aperto, dei pazienti giacevano sopra carrelli, sui marciapiedi bagnati dalla pioggia”. L’uomo pagato profumatamente per convincere gli altri della validità del modello americano, viene messo brutalmente di fronte alle conseguenze delle politiche caldeggiate dai suoi datori di lavoro. Prende una decisione importante, definitiva: non vuole più essere complice di tutto ciò.

Nel 2008 dà le dimissioni da CIGNA e diventa un attivista per la copertura medica gratuita universale e un avvocato per i diritti dei malati, mettendo a disposizione il suo bagaglio di conoscenze sulle procedure utilizzate dal mondo delle assicurazioni private per lucrare sulla salute delle fasce più deboli della popolazione. Nel giugno 2009, arriva al punto di testimoniare contro “l’industria della salute” al Senato degli Stati Uniti, e spiega dettagliatamente le pratiche in uso  nel settore delle assicurazioni sanitarie.

Da allora si  è fatto portavoce della necessità di un’assicurazione sanitaria pubblica in grado di competere con quelle private, perché convinto che sperare che gruppi industriali rinuncino a fette di profitto per motivi umanitari sia una pericolosa illusione.

Scrive numerosi libri, in cui spiega le strategie narrative del mondo assicurativo, e le tattiche ingannevoli a cui gli operatori privati ricorrono, anche grazie ai massicci investimenti in comunicazione, per convincere l’opinione pubblica della superiorità assoluta del modello privatistico. In quest’opera di convincimento e di creazione di una “verità parallela”, Potter vede molte analogie con la strategia utilizzata dall’industria del tabacco per ribattere ai dati sugli effetti del fumo sulla salute umana.

A partire dalla sua esperienza di “imbonitore di professione” con ottimi rapporti con la politica, procede inoltre a una spietata analisi della corruzione nel suo paese, sostenendo  che l’influenza corruttiva dei grandi gruppi finanziari sulla democrazia americana abbia raggiunto livelli di vera e propria emergenza, fino a pervadere praticamente ogni aspetto della vita dei cittadini.

Pur avendo ispirato con la sue attività e le sue pubblicazioni i tentativi di riforma come l’Obama care, Potter assume una posizione diversa, perché è convinto che qualunque riforma efficace non debba partire dall’alto, ma dal livello locale e fondarsi in primo luogo sulla trasparenza delle decisioni e sulla partecipazione al processo decisionale dei soggetti  su cui si ripercuoteranno le scelte prese. Decentramento e partecipazione. Fa strano sentirlo dire in USA, da un ex manager del capitalismo della salute!

 

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