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Pregiudizio o diffidenza da autodifesa?

Pregiudizio o diffidenza da autodifesa?

Ovvero: gli inviti a non generalizzare con un giudizio negativo sono molto più numerosi quando la categoria in discussione detiene un potere. Come mai?

di Jane Marple, per Intersecta

Marvin Gaye, Inner City Blues (1971)

La differenza tra pregiudizio e diffidenza giustificata a volte può essere molto sottile.

Ma ci sono casi in cui è talmente lampante, che certi continui distinguo fatti sulla base della solita frase fatta “non bisogna generalizzare” risultano moralmente e intellettualmente imbarazzanti. In questi ultimi giorni ho letto una quantità enorme di analisi e commenti in difesa della correttezza dell’operato di certi esponenti delle forze dell’ordine, in particolare di quelle statunitensi.

Non nego che ci siano persone oneste, corrette e prive di pregiudizi tra le loro fila. Il problema è che costituiscono una risicatissima minoranza assolutamente ininfluente dal punto di vista istituzionale e sociale. La brutalità e il pregiudizio razziale, l’impunità degli abusi, sono una costante nel tempo.

Dunque chi generalizza in base a un’ideologia discriminatoria è l’istituzione polizia che vede in ogni persona dalla pelle non bianca un* potenziale criminale. Che abusa del suo potere e della sua forza per calpestare i diritti basilari sia di chi infrange la legge, sia di chi la rispetta.

Quella che nutrono giustamente le persone afroamericane, latinoamericane, native, e di chi solidarizza con loro nei confronti delle fdo è una diffidenza più che giustificata da una realtà oppressiva e abusiva comprovata da decenni. Non sta a loro sincerarsi della correttezza del soggetto in divisa in cui s’imbattono, perché potrebbero facilmente pagare con la loro vita questo garantismo di facciata tanto caro al popolino di “non tutti i poliziotti”. Sta alla polizia, tutta, dimostrare di non avere pregiudizi su interi gruppi sociali a causa del colore della loro pelle o della loro appartenenza etnica. Con i fatti, non con le trovate scenografiche ad ogni abuso od omicidio ripreso in video e quindi impossibile da occultare.

Trovo sconcertante il sentire la necessità di alzare gli scudi in difesa di rari elementi che non fanno altro che assolvere al loro dovere professionale, servire e proteggere, in netta controtendenza al resto dell’organo di controllo di cui fanno parte. Questo monito al non generalizzare, al non giudicare e condannare seduta stante in modo arbitrario, violento e pregiudizievole dovrebbe essere rivolto soltanto alla polizia. Sotto accusa è la sua incontrovertibile volontà di continuare sulla strada di sempre: aggredire e punire sulla base di convinzioni pregiudizievoli inaccettabili e largamente preponderanti al suo interno.

Ed è bene rammentarsi sempre che dover quotidianamente convivere con il terrore d’incappare in uno di questi “servitori dello stato” con la mentalità da suprematista è un incubo inimmaginabile.

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