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La triste storia di Elmer McCurdy, sfruttato anche da morto.

La triste storia di Elmer McCurdy, sfruttato anche da morto.

Come il capitalismo monetizza anche i cadaveri, nella terra delle grandi opportunità.

a cura di Intersecta

Quando diciamo che il capitalismo trova la sua principale fonte di ricchezza, più che negli idrocarburi o nelle terre rare, nella povertà, nella disperazione (che porta a indebitamento) e nella morte delle persone povere, sembra un’esagerazione. Lo sappiamo.

Però vogliamo raccontarvi la storia di un essere umano, un proletario che, nel paese delle grandi opportunità, visse una vita da sfruttato, fino a quando si ribellò in maniera maldestra. Perse la sua lotta, morì, e il sistema trasformò le sue povere spoglie in denaro, per diversi decenni.

Elmer McCurdy nasce nel 1880 a Washington, da una ragazza di appena 17 anni trovatasi incinta a causa  di una relazione (o di uno stupro, non si saprà mai) da parte di un cugino, e verrà adottato dal fratello di sua madre e da sua moglie Ellen, che non gli diranno la verità. Quando lo apprende, dopo la morte dello zio che considerava un padre, cade in depressione e comincia a bere, parecchio.

Impara, grazie al nonno, il mestiere di idraulico, e per un po’ pare le cose possano andare bene, fino a quando perde il lavoro e tutti i suoi beni nella crisi economica del 1898. Poco dopo perderà, a breve distanza l’uno dall’altra, gli ultimi affetti che gli sono rimasti, la madre e il nonno.

Comincia così una vita da operaio errante, minata dall’alcolismo che non gli permetterà di conservare un lavoro per più di qualche mese. Si arruola poi nell’esercito, nei cui ranghi impara l’uso della nitroglicerina. Dopo il congedo, decide di provare a reagire alla sfortuna e alla miseria, mettendosi in società con un ex commilitone e architettando una serie di rapine a banche e treni, basate sull’uso degli esplosivi.

Rapine che si rivelano sempre degli insuccessi, a causa dell’alcolismo di McCurdy, che lo porta a dimenticare dati importarti per i colpi e a fare confusione, e alla sua scarsa perizia con gli esplosivi, del cui uso aveva solo una formazione basilare. Nel 1911, dopo una rapina a un treno merci carico d’oro, che frutta solo pochi dollari perché la banda sbaglia treno e assalta una vettura passeggeri, Elmer va a ubriacarsi in un ranch, ignorando di essere stato identificato e di avere un taglia sulla testa. Muore la mattina dopo, in uno scontro a fuoco con due sceriffi che sono andati a prenderlo.

Fin qui la sua è un’ordinaria storia di sfruttamento, miseria e sfortuna, la parte nascosta del sogno americano. Nel suo caso però non finisce qui, e lo sfruttamento continua anche dopo la morte.

L’impresario di pompe funebri che viene incaricato dalle autorità di raccogliere il corpo, visto che è sicuro che nessuno lo reclamerà mai, decide di fare qualche dollaro con quel povero disgraziato, e invece di seppellire il cadavere lo imbalsama con una soluzione di arsenico, lo veste, gli mette un fucile in mano e lo espone a pagamento in una sala del suo negozio, con il cartello “Il bandito che non si voleva arrendere”.

Cinque anni dopo due tizi, proprietari di un luna park itinerante, si fanno consegnare le spoglie di McCurdy facendosi passare per suoi fratelli, e le utilizzano come attrazione per turisti. Elmer diventa così “Il fuorilegge che non sarebbe mai stato catturato vivo”.

Da allora il povero cadavere di quest’uomo passa di mano in mano, viene venduto e comprato per i più disparati scopi, assume diverse identità, appare in un paio di film e viene anche usato come “cadavere di tossicodipendente” in una serie di conferenze contro l’uso di droghe, sebbene fosse morto a causa di un proiettile nel torace.

Solo nel 1976, una troupe televisiva che sta girando un episodio di una serie in una “casa degli orrori”, si imbatte in un manichino piuttosto malconcio, salvo poi accorgersi che si tratta di un corpo mummificato.

Dopo lunghi e complicati esami finalmente viene restituita a Elmer la sua identità, anche grazie (ennesima umiliazione) a dei biglietti per gli spettacoli di cui era attrazione, trovati dentro la sua bocca.

Ne parlano radio e televisioni di tutto il paese, e alla fine, nel 1977, gli viene data sepoltura nel cimitero di Guthrie, in Oklahoma, di fronte a trecento persone che assistono ai funerali.

Non aveva avuto in vita, né nei primi 60 anni da morto, tanta gente interessata a lui.

Per i poveracci spesso neanche la morte è una liberazione.

 

 

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