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Senegal, le leggi “non omofobe” che vietano l’omosessualità

Senegal, le leggi “non omofobe” che vietano l’omosessualità. 

“Vietare l’omosessualità non ha niente di omofobo”secondo il presidente senegalese Macky Sall. Justin Trudeau in viaggio nel paese africano in cui le persone omosessuali hanno tre scelte: “nascondersi, divertire, o morire”.

da le Monde, traduzione a cura di Intersecta.

Il presidente Macky Sall ha dichiarato mercoledì 12 Febbraio, parlando con il primo ministro canadese Justin Trudeau, che il divieto di relazioni omosessuali in Senegal dipende dalla specificità culturale del suo paese, e non ha “niente a che vedere” con l’omofobia.
“Ho sempre difeso i diritti umani e porto questi valori ovunque vada”, ha dichiarato in una conferenza stampa comune Trudeau, noto per il suo impegno in materia di diritti civili. “Il presidente Macky Sall conosce bene la mia posizione in merito, e ne abbiano parlato brevemente”. D’altra parte, secondo Trudeau, il Senegal è “un paese leader in materia di democrazia e di valori. Abbiamo tutti ancora molto lavoro da fare”.

Sall ha confermato che la questione dell’omosessualità, tema sensibile in Africa Occidentale è stata trattata durante le loro conversazioni. “Solo che le leggi del nostro paese obbediscono a delle norme che sono il condensato dei nostri valori di cultura e civiltà” si è giustificato. “Questo non c’entra niente con l’omofobia. Quelli che hanno un orientamento sessuale di loro scelta non possono prescindere dalla nostra cultura”.

Chiamato in causa da una giornalista che gli domandava come facciano delle leggi che vietano l’omosessualità a non essere omofobe, il presidente Sall non ha argomentato, ma non ha escluso un’evoluzione: “Non potete mica chiedere al Senegal di dire: Domani legalizziamo l’omosessualità, e magari di organizzare una sfilata”, ha aggiunto, in riferimento ai Pride organizzati in altre regioni del mondo.
“Questo, qui non è possibile perché la nostra gente non l’accetta. La società è in evoluzione, ci vuole il tempo necessario, e ogni paese ha il suo metabolismo”.
Nel frattempo, la legge senegalese punisce con la reclusione da uno a sei anni gli atti omosessuali. Il codice penale parla di “atto osceno o contro natura con un individuo del proprio sesso”.

Macky Sall, il cui paese è spesso citato come esempio di stato di diritto in Africa, ha sempre addotto le specificità culturali del Senegal per rifiutare una depenalizzazione dell’omosessualità.
Più della metà dei paesi subsahariani, cioè 28 su 49, ha una legislazione che vieta o reprime l’omosessualità, in alcuni casi ricorrendo anche alla pena capitale.

Il Senegal è un paese a maggioranza musulmana, conosciuto per un Islam tollerante e aperto, organizzato in gran parte da confraternite di ispirazione sufi, che hanno un grande ascendente sula vita dei senegalesi. Ciò nonostante, l’omosessualità resta tutt’ora un tabù.

Poco prima della visita di Trudeau, la stampa senegalese aveva parlato del timore, da parte di gruppi conservatori, che il primo ministro canadese approfittasse del viaggio per “promuovere un’agenda omosessuale”.

In Canada invece molti opinionisti esprimevano il timore che Trudeau sacrificasse la difesa dei diritti umani alla necessità di avere dei voti per il Canada per un seggio al Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
I paesi africani sono alleati necessari in tal senso, e infatti prima di giungere a Dakar il primo ministro era stato in Etiopia, a un summit dell’Unione Africana.
Il presidente senegalese gli ha garantito il suo sostegno.
Mohamed Mbougar Sarr, giovane scrittore senegalese, autore di “Puri uomini”, racconta che in Senegal il “buon omosessuale” (in wolof goor-jigeen) ha tre possibilità: nascondersi, divertire e intrattenere, o morire.
“Molte persone dimostrano una cecità volontaria, o un’amnesia ideologica, dicendo che una volta non qui c’erano omosessuali, che che sarebbero arrivati con la colonizzazione dei bianchi. Ma questa accusa è vigliacca e ipocrita, le persone omosessuali sono sempre esistite nella società senegalese. Non c’è nessuna ragione per cui dei comportamenti tipici della specie umana debbano essere estranei a un paese. Altre persone con cui ho parlato, invece, mi raccontano di un’epoca in cui i goor-jigeen, degli uomini vestiti in abiti femminili, avevano un ruolo importante nella società, perché animavano le feste di matrimonio, cantavano e recitavano poesie, portando allegria. Quindi la via obbligata per una persona omosessuale, per non essere emarginata o peggio, era quella di esibirsi come giullare. Non era rispettata la persona, ma la sua abilità di artista”.
Per il presidente Sall, la società senegalese non è ancora pronta a cambiare.
Nell’attesa, per chi è omosessuale la scelta è sempre la stessa: nascondersi, divertire o morire.

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