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L’Algeria silura i suoi giornalisti migliori.

L’Algeria silura i suoi giornalisti migliori.

Parlare degli scandali e dei conflitti di interessi è la maniera più comoda per finire in carcere.

Sorj Chalandon per Le Canard Enchainé  Traduzione: Intersecta

“Non abbiamo fatto niente di male, abbiamo scritto degli articoli e continueremo a farlo”.
Questa semplice frase, che ben illustra lo stato d’animo dei giornalisti algerini indipendenti minacciari dalla censura, era stata pronunciata da Abdou Semmar, caporedattore di Algeriepart, quando uscì di prigione nel 2018. Semmar è un giornalista d’inchiesta che ha scritto molti articoli su scandali legati alla corruzione degli oligarchi e sull’influenza dei salafiti stranieri in Algeria, diventando presto il nemico da abbattere sia per il regime che per gli islamisti, una volta tanto concordi su qualcosa.
Appena uscito dal carcere, ha approfittato della libertà provvisoria per lasciare clandestinamente il suo paese e e rifugiarsi in Francia.
Il 10 Agosto, come avvertimento amichevole a tutti gli Abdou Semmar rimasti in Algeria, il giornalista Khaled Drarmi, del sito Casbah Tribune, corrispondente da Algeri per le tv francese e svizzera, è stato condannato a tre anni di carcere senza condizionale per avere realizzato dei reportage sul movimento di contestazione pacifica Hirak, che da più di un anno procura parecchi grattacapi al governo algerino.
Ma, come molti altri giornalisti algerini, Semmar non si fa intimidire dalle minacce né dall’esilio. Un buon esempio del suo lavoro è la sua ultima inchiesta sulle strane manovre del nuovo ministro algerino dei Trasporti, Lazhar Hani, che mescola allegramente interessi pubblici, privati e familiari.
Come raccontato da Algeriepart, grazie ai suoi giornalisti che lavorano sul terreno coperti da pseudonimi e e messaggerie cifrate, Hani, 72 anni, ha fatto carriera per anni nel settore del trasporto marittimo.
Nominato al vertice della Compagnia Nazionale Algerina alcuni anni fa, inizia un partenariato con la compagnia francese CMA CGM.
Per 13 anni è il capo e azionista al 20% della filiale algerina della compagnia francese, e si dà alla pazza gioia, affittando tramite la compagnia dei terreni di cui diventa proprietario attraverso prestanomi, organizzando partenariati con compagne di subappalti gestite da sua moglie, e così via.
Fino a quando nel 2013 la casa madre si stufa del giochino. La giustizia francese accusa Hani di appropriazione fraudolenta di fondi pubblici e abuso di beni sociali, ordina il blocco dei suoi conti francesi e il sequestro di numerosi beni immobili a Parigi, prima che un accordo collegiale metta fine al processo nel 2014.
Ed ecco che il 23 Giugno del 2020, malgrado questo bilancio passivo o forse proprio grazie a esso, Lazhar Hani, che continua a gestire imprese marittime, è nominato ministro dei Trasporti della Repubblica Algerina. Conflitto di interessi? Ma no!
“Ho preso all’indomani della mia nomina tutte le misure necessarie per conformare la mia posizione alla legge”, dichiara il neo ministro al quotidiano El Watan. Ma, secondo Algeriepart, grazie a un governo molto comprensivo, già tre giorni dopo aver preso funzione il signor ministro, proprietario anche di molteplici appartamenti all’estero non dichiarati, ha “preso le misure necessarie” trasferendo tutti i suoi contratti di gestione di imprese e di rappresentanza commerciale alle sue due figlie. Una delle due figliole casualmente rappresenta diversi armatori stranieri, come lo svizzero Militzer and Munch, che curiosamente è riuscito in poco tempo a farsi strada nel mercato algerino, solitamente chiuso e impermeabile all’esterno.
I generali algerini non si stancano mai di ripeterlo, i giornalisti indipendenti sono davvero una brutta razza.

 

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