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Genere e potere di governo – Lotte femministe di decostruzione del potere e del carcere in Turchia

Genere e potere di governo – Lotte femministe di decostruzione del potere e del carcere in Turchia
da roarmag.org   Traduzione di Unoka Öcs per Intersecta

Terza parte

VERSO UNA RADICALE RIORGANIZZAZIONE DELLA VITA

Dilar Dirik, Turchia

La pandemia del COVID-19 ha mostrato molte delle diseguaglianze sociali che costituiscono le condizioni di vita e di morte delle persone in tutto il mondo. Ha dimostrato, quasi graficamente, che anche nel contesto di un virus che si diffonde indipendentemente dalla propria identità, i sistemi creati dall’uomo sono centrali per le vite che contano e quelle che si possono scartare. La pandemia ha fornito l’occasione per lottare e organizzarsi in tutto il mondo.

Gli stessi gruppi che hanno organizzato sistemi di mutuo soccorso nelle loro comunità tendono anche ad essere quelli che richiedono i cambiamenti più radicali. Le donne nere e le donne non bianche sono in prima linea nell’organizzazione volta a soddisfare le esigenze e le richieste delle loro comunità, nonostante siano tra i gruppi più vulnerabili della pandemia. Attraverso azioni orizzontali e dirette che mirano a risolvere i problemi collettivamente, queste persone dimostrano che la protezione della vita è impossibile senza riproduzione sociale, lavoro di cura, aiuto reciproco e amore.

I movimenti femministi e rivoluzionari hanno da tempo sottolineato che non possiamo fare appello alla misericordia dello Stato per trovare soluzioni ai nostri problemi. Riconoscono che il sistema burocratico dello stato semplicemente non è progettato per mantenere in vita le persone. Gestire la vita e difendere la vita non sono la stessa cosa.

Organizzarsi durante la pandemia del COVID-19 ha anche aiutato in molti modi a femminilizzare le idee sull’eroismo. Durante la pandemia, le discussioni transnazionali sul lavoro, il valore e la vita hanno contrastato le idee romantiche sul lavoro e sul genere e invece hanno affermato che le relazioni sociali devono cambiare. Le riforme non sono sufficienti per la giustizia; dobbiamo cambiare il nostro modo di vivere.

Quando lo stato turco ha deciso di escludere migliaia di prigionieri politici dall’amnistia per il COVID-19, il movimento delle donne curde si è rivolto a diverse lotte di donne in tutto il mondo per avviare una campagna internazionale per la libertà dei prigionieri politici – “Solidarity Keeps Us Alive”.

Ma perché lottare contro le carceri in un momento simile?

Nonostante il suo ruolo nel perpetuare la violenza, i conflitti sociali e l’ingiustizia, lo stato spesso giustifica la brutalità della polizia, la sorveglianza e la politica carceraria presentandosi come l’unica autorità che può garantire la sicurezza alle comunità. “Chi ti proteggerà da assassini, stupratori e ladri?”, chiedono. La prigione è l’istituzione definitiva per rappresentare l’idea che gli esseri umani sono fondamentalmente imperfetti, corrotti e malvagi. Questa visione deterministica della vita rifiuta la possibilità di giustizia attraverso il cambiamento sociale; serve solo lo Stato autoritario.

Al centro delle prospettive abolizioniste come quelle sostenute dal movimento delle donne curde c’è l’idea che la libertà e la giustizia non sono semplicemente utopie, ma sono effettivamente possibili. La violenza non è il destino, ma il risultato di sistemi che possono e devono essere smantellati. In questa luce, le femministe e le lotte delle donne con la politica abolizionista presentano alcune delle visioni e pratiche più rivoluzionarie e piene di speranza.

Abolire l’ingiustizia significa costruire società libere, come sottolineano le femministe abolizioniste nere. Ciò significa abolire lo stupro, la violenza domestica, la povertà e molte altre questioni – e non rinchiudendo le persone, ma creando le condizioni materiali per una società più giusta. E questo avviene attraverso quella che il movimento delle donne curde chiama una “rivoluzione della mentalità”.

Abolire il sistema è un appello per la riorganizzazione radicale della vita con relazioni sociali che possono servire come nuovi termini di vita. In questo senso, le lotte delle donne incarnano nel qui-e-ora, ciò che è necessario per affrontare la crisi del COVID-19 e che è imminentemente realizzabile: una vita senza violenza e disuguaglianza.

 

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