Categorie
Articoli

La favola del maiale e del pipistrello.

La favola del maiale e del pipistrello.

Quando la bramosia umana e il capitalismo globalizzato rendono possibili incontri improbabili. E a pagarne le conseguenze siamo noi.

di Jean-Luc Porquet, per Le Canard Enchainé. Traduzione: Intersecta

“Come ha fatto un virus che circolava tranquillamente fra le popolazioni di pipistrelli in qualche parte dell’Asia a riuscire a decimare popolazioni umane in tutto il pianeta?
E’ la domanda che si pone Serge Morand, ecologo al CNRS (Il CNR francese) e specialista di malattie infettive. E anche se le condizioni esatte che hanno portato alla comparsa del coronavirus a Wuhan non sono ancora del tutto chiare, secondo Morand la risposta a questa domanda ce la può dare una favola, di quelle vere, come quelle di Esopo o di La Fontaine: “C’erano una volta un pipistrello e un maiale che, a dispetto di ogni probabilità, si incontrarono in un meraviglioso paese dove, per motivi religiosi, gli abitanti non mangiavano i suini, ma li allevavano per gli altri. Tuttavia, dopo questo improbabile incontro, la gente di questo paese fu colpita da una strana malattia”.
Nel Settembre del 1998, una temibile epidemia è riscontrata in un allevamento di maiali in Malesia, e la sua origine è presto rintracciata: il virus Nipah, che circola abbondantemente fra i pipistrelli. Gli allevatori contraggono delle febbri emorragiche molto gravi, e l’epidemia si propaga fino a Singapore. Per circoscriverla, viene abbattuto un milione di maiali e migliaia di esseri umani e di animali vengono isolati. L’epidemia verrà dichiarata sotto controllo nel Marzo del 1999, con un bilancio di 105 vittime umane, e numeri molto più alti per gli altri animali. Ok.
Ma perché questo virus è passato dai pipistrelli ai maiali, e poi dai maiali agli esseri umani, in un paese in cui la stragrande maggioranza della popolazione è musulmana e non mangia carne di suino? E come ha fatto poi a raggiungere un altro paese?
La risposta è semplice. Nel 1998, la grande isola del Borneo vede le sue foreste distrutte da incendi dolosi, che hanno come scopo rimpiazzare la vegetazione pluviale con palme da olio. Vedendo il loro territorio rimpicciolirsi, i pipistrelli (che in quella parte del mondo sono frugivori) partono alla ricerca di nuove zone per vivere e nutrirsi, e le trovano nei frutteti intensivi della Malesia, che ospitano anche enormi allevamenti di maiali. E qui comincia il giro, perché i maiali allevati in Malesia sono destinati all’importazione, e così il virus arriva a contagiare il personale dei macelli di Singapore.
L’improbabile incontro fra pipistrelli e maiali non è quindi frutto del caso, ma è stato determinato dal contesto socio-economico.
“E’ tutto dovuto alla deforestazione, all’agricoltura intensiva, alla globalizzazione degli scambi che porta al commercio in tutto il mondo di animali vivi e di prodotti dell’agricoltura intensiva”, ci spiega Morand. Dire che oggi ci sono delle epidemie mondiali perché ci sono sempre state, come si è sentito da diverse fonti quando è apparso il Covid19, significa non voler capire niente. L’ecologo francese afferma che, se è vero che le epidemie sono sempre esistite, esse si moltiplicano sempre più velocemente a partire dagli anni quaranta del ventesimo secolo, e acquistano una dimensione globale con l’inizio degli anni sessanta. Guarda caso, gli anni del boom economico mondiale e della “rivoluzione verde”.
Per rispondere alla minaccia pandemica, conclude Morand, ci propongono vaccini e sorveglianza biomedica degli esseri umani, scegliendo di concentrarsi solo sui sintomi e di non chiedersi quali siano le cause della malattia. Cause “intoccabili” nel mondo di oggi, come l’allevamento industriale, la globalizzazione ineguale degli scambi, la corsa distruttrice verso una sempre maggiore produzione…
Ma a qualcuno interessa?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *