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Sull’incoerenza patriarcale.

Sull’incoerenza patriarcale.
Ovvero: come due irruenti cagnoni capiscono la cultura del consenso meglio di tanti compagni
di Angry Pollyanna, per Intersecta.
Succede che il famoso “se l’è cercata” continui a imperversare in ogni dove.
Parliamo di uno dei capisaldi di quella che la sociologia femminista ha denominato cultura dello stupro decenni fa e potremmo sintetizzarlo così: una donna che si aggira in luoghi pubblici con svariati centimetri di pelle esposta, magari pure non del tutto sobria, è una che va a cercarsi molestie e stupro.
Se non di proposito, comunque fa in modo di attirare su di sé l’attenzione, le mani e tutto il resto di uomini etero che non riescono a contenere la propria eccitazione sessuale. Mettendo da parte per un momento il fatto che da sempre, ad ogni latitudine, le donne subiscono molestie e stupri anche se girano intabarrate come palombare e completamente sobrie e che molte violenze sessuali avvengono tra le pareti domestiche, e visto e considerato che non si riesce a far comprendere universalmente che le donne non sono prede da cacciare, che occorre il loro consenso per averci a che fare con relazioni di qualsiasi tipo, mi concentrerei su questi uomini “provocati”.
Mi si dice da oltre cinquant’anni che noi donne dobbiamo essere realiste, prudenti, che dobbiamo essere in grado di difenderci dalle aggressioni sessuali o addirittura prevenirle. Il che mi andrebbe anche bene (ovviamente scegliendo noi il modo più opportuno, nel mio caso girare coperta per quasi quarant’anni e con un coltello a scatto sempre nello zainetto, piu’ tardi sostituito da elegantissime shopper, secchielli, borse a mano, pochette, clutch, ma sempre con il mio compagno fedele all’interno) se contemporaneamente si fosse sviluppata una sana controcultura il cui principio fondante fosse l’educazione al rispetto. Che tradotto significa: insegnare ai maschi a non molestare né tantomeno a stuprare.
Invece, nisba. Ossia: la mentalità di gran lunga dominante è quella che t’impone di considerare tutti i maschi etero dai 15 ai 75 anni (ma con i nuovi ritrovati medici anche oltre) come dei potenziali violentatori da cui DEVI difenderti e che non puoi provocare con il tuo vestiario discinto o con la tua mancanza di lucidità dopo aver ceduto colpevolmente a un paio di bicchierini di limoncello.
Gli uomini etero per fortuna non sono tutti dei predatori da tenere a bada, ma tant’è, è esattamente questo il messaggio che le ragazze di alcune generazioni successive alla mia devono sorbirsi ancora oggi.
Dunque mi concentrerei a questo punto su come la società vede i maschi etero e su come la maggior parte di loro vede sé stessi. Da un lato come leader autorevoli, cavalieri serventi, pilastri della pubblica discussione su tutto lo scibile umano al punto di diventare “blastatori”, spesso e volentieri minchiaritori che in un confronto sul femminismo, per esempio, ti spiegano loro cos’è, cosa dovrebbe essere, quali finalità dovrebbe avere. Il tutto accompagnato da lodi sperticate nei confronti delle gesta di grandi uomini della storia che hanno fatto la differenza nel loro campo di azione. E il progresso culturale, bla bla bla, e l’incredibile superiorità dell’ingegno umano (maschio soprattutto) bla bla bla, e le incredibili scoperte scientifiche bla bla bla, e l’arte dei grandi maestri bla bla bla. Ovviamente ti sciorinano tutto ciò come fossero loro conquiste e creazioni personali.
Dall’altro lato però, questi mostri dell’evoluzione, del tronfio orgoglio di specie, della superiorità intellettuale rispetto a tutti gli altri animali non umani, sostengono, purtroppo insieme a molte, troppe donne, che davanti a una minigonna o a una scollatura femminili “provocanti” tutto quanto sopra va a ramengo. A causa della natura che governa il loro istinto. Cioè ci dicono espressamente che le loro azioni cessano di essere controllate da cervello, educazione, ingegno e cultura, che nulla possono di fronte allo strapotere del testosterone. Il cui comando, innescato dalla di lei di turno provocazione, è incontrastabile. Beh, decidetevi: delle due l’una. Dobbiamo trattarvi da fari nella notte della conoscenza e dell’autorevolezza o come incapaci di intendere e di volere?
Io ho avuto due cani, meravigliosi, con alcuni atteggiamenti aggressivi ma fondamentalmente dei tontoloni adorabili, Scooby e Giotto. Erano sempre infoiati in presenza di cagne tutte, nessuna esclusa, anche quelle non in calore. Eppure, nonostante il loro corteggiamento a volte insistente e fastidioso, poi si ritiravano in buon ordine davanti ai dinieghi delle belle creature con cui ambivano ad accoppiarsi. Quindi cosa dobbiamo fare con questi fini intellettuali/infoiati, campioni di autodisciplina nelle arti marziali/infoiati, esempi di rigore militare/infoiati, leader maximi della sinistra/infoiati? Dobbiamo trattarli come esseri intelligenti o come ormoni incontrollabili a tre gambe? Dobbiamo considerarli come interlocutori credibili o dobbiamo considerarli come Scooby e Giotto, solo infinitamente più imbecilli e irrispettosi?
Una cosa è certa: fossi un uomo questa rappresentazione demenziale del genere maschile mi farebbe incazzare come non mai. Solo questo sarebbe un ottimo motivo, oltre a quello fondamentale dell’autoeducazione al rispetto, per imparare a non molestare e a non stuprare. Il fatto di non rispettare l’inviolabilità del corpo di una donna, cioè non considerare la mancanza del suo consenso, passa inevitabilmente dal considerarsi incapaci di intendere e di volere. Oppure intendono, vogliono, prendono.
E la tragicomica è che si considerano più evoluti dei cani. Di certo non di Scooby e di Giotto

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