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Perché all’antispecismo non servono le signorine Rottenmeier.

Perché all’antispecismo non servono le signorine Rottenmeier.

Riflessioni contro il purismo intollerante in ambienti vegani.

Dal blog antispeciesistaction.com , Traduzione: Intersecta

 

L’antispecismo, inteso qui come corrente di pensiero, è in costante evoluzione. Non notare l’abisso che separa un testo come “Liberazione animale” di Singer da uno come “Liberazione totale” di Best è piuttosto difficile (differenza che, del resto, è già chiara a partire dai titoli). L’evoluzione che si è avuta, in questo caso in appena cinquant’anni, non è da intendere come un semplice superamento, che elimina il vecchio lasciando spazio al nuovo. Essa va invece intesa come differenziazione: di pensiero, di proposte, di pratiche, di finalità. Ciò è di fondamentale importanza. Perché questo si verifichi, è necessario alimentare quel processo che porta alla messa in discussione delle teorie fin qui sostenute, e alla conseguente formulazione di nuove proposte. E poiché l’antispecismo è politico e come tale si pone degli obiettivi concreti, è allo stesso modo necessario valutare l’efficacia delle proprie azioni.
Questo è l’antidoto contro ogni purismo. Non tenendo conto della diversità, non producendo diversità ma conservando e imponendo una purezza pratica e ideologica fine a se stessa, si rimane inevitabilmente in posizioni stagnanti che non aiutano nessun*.

A tal proposito, traduciamo e condividiamo con voi questo articolo scritto dal collettivo Antispeciesist Action.

E se fossero umani?

Chiedersi “e se fossero umani?” in una cultura profondamente specista è quasi sempre un modo efficace ed emotivo per verificare se qualcosa o qualcuno è specista o no. Ad esempio: è moralmente giusto allevare e massacrare persone umane per la loro carne? La risposta è no, è immorale, e questo presenta quindi il palese pregiudizio nel caso delle persone non umane. È moralmente giusto intrappolare e uccidere gli umani per i loro capelli? Ancora una volta, la risposta è ovvia. Questa domanda permette anche di svelare importanti incongruenze e ipocrisie all’interno della cultura dominante, e anche all’interno di  ambienti vegani.

Ma ecco un esempio interessante e insolito per cui questa domanda non è sufficiente: un gioco kink (BDSM) in cui le persone umane si travestono da persone non umane (come i cani) e ne traggono gratificazione sessuale, sociale ed emotiva è da intendersi come una sorta di appropriazione di comportamenti, corpi e comunicazione non umani, e siccome i non umani sono oppressi, è necessariamente specista / oppressivo? Senza un’analisi accurata e una comprensione sociologica del BDSM, rischiamo di avere un approccio sex negative e di definire il kink come specista. Jeff Mannes, un sociologo queer e sex positive, sostiene che il “gioco degli animali” voglia sovvertire lo specismo e non  perpetuarlo, e ciò è dimostrato dalla filosofia che sta dietro il kink.  Il  kink nasce quindi  come”anti-habitus” (sovversione di tabù) e nel caso del “gioco degli animali”, è la reazione alla separazione degli umani dalla loro animalità. Questa teoria  eccitante e multidimensionale mostra che spesso le risposte a queste domande sono più sfumate di quanto non appaiano inizialmente, e quindi dovremmo stare attenti prima di emettere sentenze.

Nel complesso, la domanda iniziale può aiutare a orientarci nella direzione di ciò che le nostre azioni, immagini e linguaggio dovrebbero essere e come dovrebbero essere. Sfortunatamente, questa domanda è stata usata anche come arma per fare gaslighting  da parte di coloro che si aggrappano alle convinzioni speciste, e accusano gli antispecisti di essere puritani.

“E se fosse un cane?”

Come discusso in un precedente articolo dal titolo “il problema  delle analogie con i cani nell’antispecismo”, la domanda “e se fosse un cane?” riguardo l’assassinio di mucche o maiali è stata usata per rafforzare lo specismo più che per sovvertirlo. L’argomento principale contro questa frase era che i cani sperimentano anche lo specismo violento, e il loro “status speciale” (in “Occidente”) è superficiale e apparente, in quanto questo “status speciale” è esso stesso una forma di specismo che si esplica nella violenza sistemica dell’industria degli animali domestici o di altri tipi di sfruttamento. Questa frase alla fine pone i cani su un falso piedistallo “amorevole” e diminuisce la loro esperienza vissuta senza far luce sull’ideologia specista.

Quindi l’alternativa non specista è “e se fossero umani?”?  Insomma…

La definizione di veganismo / antispecismo che noi usiamo  è: “rifiutare e combattere lo specismo per quanto possibile e praticabile”. E in termini semplici, “specismo” significa che le persone umane si considerano moralmente superiori alle persone non umane, e quindi riecheggiano questo in tutti i sistemi umani, le culture umane e le relazioni interpersonali.

“Il Liberation Pledge”

Il “Liberation Pledge” (pegno di liberazione) è il processo mentale e militante per cui un essere umano si impegna a non sedersi a tavoli dove vengono consumati corpi e secrezioni non umane, per il proprio benessere emotivo, per una protesta sociale o per entrambi i motivi. E’ come se l’antispecista dovesse “pagare pegno”, altrimenti non sarebbe più tale.

Stiamo usando il “Liberation Pledge” come esempio di possibile purismo vegano a causa della sua (legittima) associazione con il pensiero vegano. Lo diciamo a mo’ di disclaimer, noi non mangiamo ai tavoli non etici né ci impegniamo in situazioni sociali dirette in cui viene consumata carne, latte di mucca, ecc.

Ma non consideriamo ciò come un “pegno” di purezza vegana come quando si indossa un braccialetto a forchetta,  ma come un uso tattico del rifiuto sociale per protestare contro le norme speciste violente. Lo facciamo perché è specista consentire situazioni socialmente speciste. Ad esempio, se la carne di maiale sul tavolo fosse invece carne umana, non ci siederemmo a tavola e mangeremmo piante. In particolare, usiamo questa tattica perché possiamo e siamo socialmente, emotivamente e fisicamente in grado di farlo. È specista mangiare ai tavoli dove c’è carne non umana? Assolutamente. Ogni vegano può usare questa tattica? No. È pericoloso chiedere ad altri vegani di usare questa tattica senza un loro consenso adeguatamente informato sui rischi sociali, emotivi e professionali di tale azione? Assolutamente sì.

Il fatto è che l’antispecismo non è un club esclusivo che concede o revoca tessere in base a meriti o infrazioni. E’ qualcosa di molto più serio.

Specismo nel cinema

Il problema principale è quando chiediamo che tutti debbano rifiutare lo specismo nella sua interezza e ci aspettiamo gli stessi stardard da tutti (purismo), dimentichiamo che il veganismo (rifiutare e opporsi allo specismo) riguarda ciò che è praticabile e possibile per le persone umane. Quando guardiamo film e programmi TV, dimentichiamo facilmente che le persone non umane avrebbero potuto essere sfruttate come attori, la loro carne e le loro secrezioni come oggetti di scena per il cibo, la loro pelle e i loro capelli come vestiti, ecc. È specista guardare e pagare per questi film che ci divertono , quando se ci fossero umani trattati in quel modo non lo faremmo? La risposta è sì, è specista, ma ciò non significa che sia emotivamente o socialmente possibile boicottare ogni film in cui vi è violenza specista nella produzione o, altrettanto peggio, ideologia specista nel messaggio morale del film. Guardare “Il Trono di Spade”, ad esempio, non significa che condoni la schiavitù letterale dei cavalli o lo sfruttamento fittizio dei draghi nella serie.

Anonymous for the Voiceless , ovvero intersezionalità questa sconosciuta.

Qualche tempo fa, gitrava un post razzista creato da AV (Anonymous for the Voiceless) su una persona di colore che usava la testa mozzata di un maiale come sostegno (sottintendendo che i poliziotti sono maiali) durante una protesta di Black Lives Matter. Il post stava minando il movimento BLM prendendo di mira lo specismo palese di un antirazzista nero, ma non era critico nei confronti dello specismo dei sistemi di polizia violenti che schiavizzano cavalli e cani e li armano per la repressione del movimento. Una persona ha commentato questo post spiegando che si trattava di “una persona”, che stava usando uno specismo scioccante contro la polizia, e che il post era per i razzisti l’equivalente di un fischietto per cani. La risposta: “e se fossero tua madre? …” (i resti del maiale) “… avresti detto questo?”, Questa è una variazione della famosa domanda “e se fossero umani?”, e in questo caso è stata usata come artificio per convincere (in retorica si chiama “argomento dello spaventapasseri”) il commentatore a pensare di essere specista. Questa domanda può ed è stata usata da destra ed eco-fascisti per controllare la narrativa e richiamare coi fischietti per cani altri esseri umani malvagi e sfruttatori.

“Non lo diresti se fossero umani !?”, la risposta è spesso probabilmente “no, non lo farei”, ma viviamo in una cultura profondamente specista e ci sono molteplici sfaccettature e sfumature nelle vite umane. A volte le persone umane devono sedersi ai tavoli e mangiare cibo vegano con esseri umani che mangiano carne, perché da un punto di vista sociale non hanno scelta, poiché si sentirebbero isolati e non riuscirebbero a far fronte mentalmente al mondo senza questo meccanismo di supporto emotivo, quindi, è impossibile per loro evitare la partecipazione a questa pratica specista. Alcuni potrebbero essere più a loro agio emotivamente  e in grado di usare questa tattica in modo efficace e sicuro, e quindi se possono e vogliono è giusto che lo facciano, come è giusto che chi può e voglia seguire una dieta a base vegetale o smettere di usare un linguaggio specista, lo faccia.

Quando discutiamo di rifiuto sociale come tattica (e questo è, una tattica) con attivisti, in particolare giovani / nuovi attivisti ideologicamente vulnerabili, non dobbiamo pretendere una purezza irraggiungibile. Questo non vuol dire che il rifiuto sociale non sia una tattica potente, se usata bene, che non permette di raggiungere buoni risultati, ma quando si tratta di purezza, allora è inutile e diventa una sorta di religione.

Organizzazioni problematiche

Un altro modo in cui la purezza, sotto forma di cultura dell’annullamento dell’altro, può esprimersi si verifica quando un’organizzazione (luogo di lavoro, per esempio) è specista, gerarchica o oppressiva in qualche modo e coloro che protestano contro queste organizzazioni ( i professionisti dell’antispecismo) richiedono alle persone umane coinvolte (di solito i neo-vegani ideologicamente vulnerabili e i volontari non pagati) di rompere immediatamente con queste organizzazioni, in modo puritano. Dobbiamo essere consapevoli che gli esseri umani possono avere sistemi di supporto sociale, emotivo e finanziario in atto legati a queste organizzazioni e dobbiamo riconoscere che non è sempre praticabile e possibile allontanarsi immediatamente e radicalmente da qualcosa in cui è coinvolta la propria vita.

“Animali di servizio”

“E gli umani ciechi o ipovedenti che sfruttano i cani come” animali di servizio “? Questi cani sono indubbiamente ridotti in schiavitù, la loro autonomia fisica e il loro consenso possono essere violati, ma non è nemmeno possibile o praticabile per molte di queste rinunciare ai cani per sopravvivere in questo mondo fondato sull’abilismo. Rispondiamo ignorando lo specismo? No, riconosciamo che è specista, ma riconosciamo anche che attualmente non è possibile per tutti non prendere parte a questa forma di sfruttamento. Non attacchiamo le persone malate che assumono farmaci che sono stati testati attraverso la vivisezione; combattiamo le industrie della vivisezione. Non colpevolizziamo gli umani ciechi per aver sfruttato i cani per sopravvivere; combattiamo per un mondo non abilista che si adatti alle varie capacità, specie e corpi che lo abitano.

Infine:

Lo scopo di questo contributo è chiedere a tutti di lasciar perdere il purismo vegano. Il purismo “un tanto al chilo” è probabilmente la qualità meno attraente  (e più di destra) del moderno “veganismo” mainstream probabilmente e il nostro ostacolo numero uno per ottenere una forte solidarietà da altri movimenti socio-politici (di sinistra e libertari). Siamo puristi riguardo alla nostra dieta, alla nostra ideologia, al nostro stile di vita, al nostro linguaggio, alle nostre azioni; costruiamo le nostre mura molto alte e ci aspettiamo che molti vengano da noi. Detto questo, essere contro il purismo non deve essere confuso con il modello “welfarista” “vegetariano” o col modo essere “vegan-ish”, che condona la violenza specista per il “bene superiore”, ad esempio, raccomandando ai vegani di mangiare un po’ di carne di pesce di fronte ai non vegani per apparire “meno estremi”, (yikes). Quello che stiamo dicendo suona in qualche modo simile a quello, ma è profondamente  diverso in quanto stiamo dicendo che lo specismo è completamente inaccettabile, ma che trovarsi coinvolti nello specismo a vari livelli è a volte inevitabile per alcune persone umane in alcune situazioni, e che essere puritani e intolleranti con questi umani non aiuterà né noi né loro.

 

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