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Come la “rivoluzione” chavomadurista privatizza l’approvvigionamento idrico in Venezuela.

Come la “rivoluzione” chavomadurista privatizza l’approvvigionamento idrico in Venezuela.

Voci per l’acqua: La difesa dell’acqua come bene comune

del Collettivo voci per l’acqua, pubblicato da El Libertario,    Traduzione: Intersecta


Negli ultimi mesi sono state segnalate sempre più perforazioni di pozzi in vari settori di città come Caracas e Maracay, al fine di estrarre acqua per comunità che sono rimaste senza acqua potabile per mesi.

Le continue carenze idriche sono peggiorate dal 2016, con il 2019 che è stato il blackout nazionale, il punto di rottura di un sistema di distribuzione dell’acqua precario e di emergenza non solo per l’accesso al servizio, ma anche per la scarsa qualità dell’acqua che causa malattie nelle comunità. Gli specialisti stimano che negli ultimi tre anni l’ingresso di acqua attraverso gli acquedotti Hidrocapital sia stato ridotto di 4.000 litri al secondo.

L’Osservatorio dei servizi pubblici (OVSP) stima che quasi 9 venezuelani su 10 subiscano continue interruzioni nella fornitura di acqua, mentre alcune comunità passano mesi senza ricevere approvigionamento idrico. Secondo l’OVSP, il 56,7% dei circa 30 milioni di abitanti del Paese è costretto a immagazzinare l’acqua in tubazioni e bottiglie vuote nelle proprie case e il 18,5% paga le cisterne private.

Pozzi d’acqua privati

La situazione ha portato, da un lato, le comunità ad organizzarsi per gestire l’estrazione e la distribuzione dell’acqua dai pozzi nei loro settori, come è stato segnalato in alcuni settori di Caracas, dove una perforazione di 90 metri di profondità alla falda acquifera può costare circa 20.000 dollari. Una spesa che i residenti delle zone interessate “pagano insieme”, secondo quanto Alfredo Araya, un ingegnere civile di 68 anni dedito a questa attività, racconta a un’agenzia di stampa. Secondo quel comunicato stampa, le aziende hanno bisogno di permessi statali che possono causare ritardi e, in caso di scavo su suolo pubblico, le agenzie di sicurezza possono chiedere “contributi” (tangenti). “È un pedaggio che devi pagare”, sostiene Araya.

Una soluzione politica temporanea a un problema strutturale

D’altra parte, alcuni leader municipali, come i sindaci dei comuni di Chacao o Baruta nello stato di Miranda, appartenenti all’opposizione, o il governatore dello stato di Aragua, un ex militare chavista, hanno promosso la riattivazione dei pozzi, nonché l’installazione di pompe e motori per l’estrazione dell’acqua da essi. Questa apparente soluzione alla crisi idrica che travolge le comunità che trascorrono mesi senza servizio idrico si presenta ora proprio come una mossa elettorale data la possibilità che ci siano presto elezioni regionali.

Secondo le informazioni di Banca y Negocios, solo a Baruta sono stati realizzati 3 pozzi d’acqua: uno inaugurato presso il Centro sportivo Rafael Vidal a La Trinidad, un altro nel Parco Agustín Codazzi a Prados del Este, e uno da inaugurare a Santa Rosa de Lime. Il primo avvantaggia 750 abitazioni della zona, cioè circa 3.000 persone. Mentre i Prados del Este avvantaggiano circa 2.200 persone. Il sindaco di Chacao da parte sua si è impegnato nella perforazione di 20 pozzi d’acqua in diverse parti del comune.

Permessi ambientali e sanitari poco chiari

Il Ministero dell’Ecosocialismo è l’ente che concede i permessi di perforazione per aprire pozzi profondi. I sindaci di Miranda hanno riferito che l’ente non ha risposto alle richieste per più di 3 mesi di continuare a forare in diverse aree per ottenere l’acqua, quindi è un mistero come si stia elaborando la gestione di questi permessi, che le aziende private sostengono di ottenere attraverso tangenti alle autorità dell’ente. Sono disponibili pochissime informazioni sui permessi e sui controlli sanitari necessari per l’estrazione e la distribuzione di quest’acqua perforata dai pozzi alle comunità.

Praticamente ogni venezuelano in questo momento ha seri problemi di accesso all’acqua potabile e pulita. Nella foga della crisi che stiamo vivendo, molteplici proteste stanno fiorendo in tutti gli angoli del Paese, da famiglie e comunità che hanno trascorso settimane consecutive, e anche mesi, senza ricevere acqua.

Stiamo affrontando una crisi idrica. La nostra valutazione riconosce che non siamo di fronte a un problema congiunturale, non determinato unicamente dagli errori dello Stato, come proposto dall’enorme mole dell’analisi e dalla diffusione tramite i media delle notizie sull’argomento, che mette in evidenza le informazioni sul razionamento nelle case, condutture e sistema di pompaggio, ecc.

Certamente la gestione dell’acqua sempre più indolente, improvvisata e irresponsabile da parte del governo nazionale (unita alla sua scarsa e lenta capacità risolutiva in caso di guasti e incidenti che interessano il sistema di distribuzione), e eventi meteorologici sempre più estremi e frequenti che si stanno verificando nel Paese e nel mondo – ricordate le siccità straordinarie del 2010, 2013/2014 e 2015/2016 hanno un grosso peso nell’attuale crisi.

Tuttavia, questa crisi idrica è anche il riflesso di un problema fondamentale, che ha a che fare con il modello di sviluppo, il cosiddetto “sviluppo estrattivo”; con decenni di degrado delle fonti d’acqua a causa della logica predatoria che essa comporta; e con le modalità di occupazione dei territori e di relazione con la natura.

Per questi motivi, l’Osservatorio venezuelano di ecologia politica assume la difesa dell’acqua come bene comune come linea d’azione strategica. La Campagna Voci per l’Acqua mira a sensibilizzare la società sul grave problema dell’acqua e dei suoi cicli in Venezuela e sui pericoli che rappresenta per la riproduzione della vita quotidiana di milioni di abitanti del Paese.

Quello che vogliamo.

Promuovere l’empowerment sociale per raggiungere l’autogestione dell’acqua, informando, sensibilizzando e rendendo visibili i problemi intorno alla grave situazione dell’acqua e dei suoi cicli in Venezuela e ai pericoli che rappresenta per la riproduzione della vita quotidiana; le conseguenze legate a questo problema; così come le alternative proposte dalle comunità.

In una prima fase e come inizio della campagna proponiamo di sensibilizzare, rendere visibile e dibattere la logica associata alla gestione dell’acqua nel territorio venezuelano e il suo legame con il modello di sviluppo, nelle comunità organizzate in Venezuela.

L’idea è quella di poter non solo mettere in guardia sulla situazione di questo bene comune, ma anche segnalarne le cause profonde e offrire delle coordinate per pensare ad altre forme di gestione, fruizione e relazione con questo elemento.

La campagna mira a stabilire diagnosi, ricerca, formazione e una serie di contributi di divulgazione e analisi in cui vari individui e comunità possono unirsi per esprimere le nostre voci per l’acqua.

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