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Polizia. Un’alleata delle donne o parte del problema?

Polizia. Un’alleata delle donne o parte del problema?

Il caso Sarah Everard dimostra che più poliziotti non renderanno le donne più sicure.

Nicole Froio per Bitchmedia     Traduzione: Intersecta

Women hold signs during a protest at the Parliament Square, following the kidnap and murder of Sarah Everard, in London, Britain March 15, 2021. REUTERS/Henry Nicholls

Il 3 marzo, Sarah Everard, una dirigente di marketing londinese di 33 anni, è scomparsa mentre tornava a casa. Da qualche parte lungo il suo percorso di 50 minuti a piedi da Clapham a Brixton, è stata rapita e brutalmente assassinata dal poliziotto di 48 anni Wayne Couzens. Il corpo della Everard è stato trovato nascosto in un sacco della spazzatura ad Ashford, nel Kent, e la brutalità scioccante del femminicidio ha spinto le donne nel Regno Unito a rivolgersi ai social media per condividere le loro esperienze, raccontare l’insicurezza che provano tornando a casa, la rabbia verso le futili misure di sicurezza adottate dai governi e il dolore di aver perso un’altra donna a causa della violenza maschile.

Il fatto che l’assassino di Sarah Everard sia un agente di polizia ha un significato difficile da negare; ma purtroppo ci sono stati tentativi di fare proprio questo. Quando i gruppi di difesa Sisters Uncut e Reclaim These Streets hanno annunciato la veglia a distanza sociale prevista per sabato 13 marzo presso il palco della musica di Clapham Common, la polizia metropolitana, cioè datore di lavoro di Couzens, l’ha dichiarata illegale a causa delle restrizioni dovute al coronavirus. Le Sisters Uncut, un gruppo che si è organizzato contro la violenza sulle donne, poliziesca e non, da sette anni, sono scese in strada lo stesso e sono state raggiunte da centinaia di altre persone che piangevano collettivamente la morte di  Sarah Everard. Meno di due ore dopo l’inizio dell’evento, gli agenti di polizia hanno informato le donne in lutto che dovevano andarsene a causa dei vincoli del COVID-19 e un gruppo di agenti si infiltrato nel gruppo. Queste tecniche di contenimento  coinvolgono i manifestanti circostanti per tenerli in uno spazio ristretto, il che rende impossibile l’allontanamento sociale o l’abbandono dei luoghi, come la polizia continuava a dire al gruppo di fare.

Rapidamente, la polizia è diventata violenta, spingendo l* partecipanti alla veglia fuori dal palco e in alcuni casi facendol* cadere a terra. Quattro manifestanti sono state arrestate. A ciò è seguita un forte indignazione civile. La polizia è stata violenta nei confronti dei partecipanti alla veglia di sabato, ma la commissaria della polizia metropolitana Cressida Dick, che era stata anche responsabile di un’operazione del 2005 in cui un immigrato brasiliano innocente è stato colpito a morte da alcuni agenti, ha difeso la gestione della veglia da parte delle forze, osservando che il raduno ha rappresentato “un rischio considerevole per la salute delle persone”. Nonostante le richieste pubbliche di dimissioni in seguito all’incidente, Dick ha rifiutato di dimettersi. Sul campo, il collettivo Sisters Uncut è rimasto fermo nella sua determinazione di opporsi alle forze di polizia, sfruttando lo slancio della veglia violentemente repressa per fare campagna contro un disegno di legge che ridurrà ulteriormente il diritto di protestare nel Regno Unito. “È nell’interesse di ogni persona, ma soprattutto di ogni donna, che il Parlamento neutralizzi la Polizia, la criminalità, le condanne e il sistema penale. Se non lo facciamo, abbiamo tutto da perdere “, hanno scritto in un articolo per iNews.

Il gruppo Reclaim These Streets  invece ha assunto un tono conciliante nei confronti della polizia, affermando addirittura di non volere le dimissioni della commissaria Dick e di essere disponibili a parlare con la polizia per “ricostruire i rapporti con le donne che hanno perso la fiducia e stanno soffrendo. ” In un’intervista di lunedì 15 marzo, Anna Birley, membro di Reclaim These Streets e consigliera del partito laburista, ha dichiarato: “Siamo un movimento di donne che cercano di sostenere e responsabilizzare altre donne. E poiché [la commissaria Dick è] una delle donne più anziane nella storia della polizia britannica, non vogliamo in qualche modo sparare nel mucchio “. Un rapporto su gal-dem, una pubblicazione dei media impegnata a raccontare le storie di persone emarginate nel Regno Unito, ha anche posto importanti domande al gruppo Reclaim These Streets, che ha raccolto mezzo milione di sterline per coprire le spese legali ma ha ignorato il gruppo Sisters Uncut.

È chiaro che le militanti femministe che gestiscono il gruppo Reclaim These Streets credono ancora che la violenza contro le donne possa essere affrontata attraverso la polizia, la criminalizzazione e l’incarcerazione di singoli molestatori. E’ stato tuttavia trascurato un elemento nel dibattito post-veglia, cioè che l’assassino di Everard non solo era un poliziotto, ma era già stato oggetto di indagini per atti osceni in luogo pubblico.

I commenti sui social media sono possono essere facilmente divisi in due gruppi: uno insiste sul fatto che “le donne dovrebbero temere i poliziotti, non gli uomini”; l’altro, che “i poliziotti devono garantire la sicurezza delle donne”. Ciò che questa divisione ignora è il modo in cui la violenza della polizia e la violenza contro le donne sono intimamente connesse. Nella migliore delle ipotesi, la polizia non protegge attivamente le donne e, nel peggiore dei casi, sono gli autori della violenza contro le donne e / o incarcerano le sopravvissute alla violenza. Quando una donna che lasciava la veglia di Everard è stata fatta oggetto di molestie da parte di un uomo mentre tornava a casa, un poliziotto le ha detto che l’incidente non sarebbe stato indagato perché “Ne abbiamo abbastanza di rivoltosi, stasera”.

La storia tra donne e polizia è piena di tensione. Il Regno Unito in particolare ha una lunga storia di poliziotti sotto copertura che intrecciano finte relazioni con attiviste politiche donne per spiarle, in quello che le vittime di queste tattiche hanno chiamato “stupro coordinato” e, proprio come la polizia in tutto il mondo, la polizia britannica perpetra violenza mortale contro le persone non bianche e arresta e deporta i migranti richiedenti asilo. Un rapporto del 2014 dell’Ispettorato di polizia sulla polizia e la violenza domestica ha rivelato che solo otto forze di polizia locale su 43 nel Regno Unito hanno risposto bene ai casi di violenza domestica. Dopo la veglia di sabato scorso, Sisters Uncut ha pubblicato un elenco di 194 donne che sono state uccise in prigione o sotto la custodia della polizia dagli anni ’70.

Negli Stati Uniti nel frattempo, studi hanno rivelato che i poliziotti abusano dei loro partner e delle loro famiglie a ritmi sbalorditivi. Secondo l’American Civil Liberties Union (ACLU), quasi il 60 per cento delle persone nelle carceri femminili negli Stati Uniti e fino al 94 per cento della popolazione carceraria in alcuni penitenziari femminili hanno precedenti di abusi fisici o sessuali pre-incarcerazione. La criminalizzazione delle sopravvissute è un aspetto della polizia e dello stato carcerario, poiché il sistema ignora, e persino tacitamente sanziona, la violenza di alcuni attori – spesso uomini bianchi ricchi e poliziotti che brutalizzano persone non bianche- mentre incarcera prostitute, cittadini senzatetto, malati di mente e altre persone che cercano semplicemente di sopravvivere a un panorama sempre più precario del capitalismo dei disastri.

 

Tali statistiche sono presentate dal mainstream come fallimenti della polizia nel mantenere le donne al sicuro; invece l*abolizionist*del carcere sostengono che il sistema funziona esattamente come previsto. La legittima paura delle donne di aggressioni, stupri e molestie in una società profondamente misogina è stata a lungo utilizzata per giustificare una maggiore sorveglianza e criminalizzazione delle persone razzializzate.  L* sopravvissut* alla violenza sistemica vengono incarcerat*, deportat*o semplicemente lasciat*morire senza supporto materiale o psicologico. Anche quando la polizia crede loro ed entrano nel sistema giudiziario dei processi, il sistema tende a traumatizzarl* di nuovo piuttosto che fornire qualsiasi tipo di assistenza. Con il pretesto di proteggere le donne, il sistema di giustizia penale convalida invece la violenza maschile attraverso l’istituzionalizzazione, senza fare nulla per sradicarla o sostenere le persone sopravvissute.

Invece di essere un veicolo per un cambiamento reale che trasforma alla radice il problema della violenza contro le donne, la forza di polizia è un’istituzionalizzazione della violenza maschile usata dagli stati nazionali per reprimere le masse, specialmente le masse che sono solitamente razzializzate o a comunque viste come devianti. Usando la forza, la sorveglianza e la criminalizzazione eccessive, la polizia si traveste da soluzione al problema sociale della misoginia e del sessismo, senza fare nulla per sradicarlo o sostenere l*  su* sopravvissut* o le persone che cercano giustizia per chi non c’è più. Come a dimostrare questo punto, il 16 marzo, il governo conservatore ha annunciato che la polizia avrebbe potuto pattugliare bar e club per “proteggere” le donne dopo l’omicidio di Sarah Everard. Nel frattempo, 12 anni di tagli del governo ai fondi per rifugi contro la violenza domestica, ai servizi di salute mentale e allo stato sociale in genere hanno fatto in modo che le donne rimangano povere, vulnerabili e senza alcuna via d’uscita. Nei sette anni dalla sua fondazione, Sisters Uncut ha sostenuto che la violenza di stato dovrebbe essere riconosciuta come un aspetto della violenza contro le donne.

L’omicidio di Sarah Everard e la risposta a esso sottolinea che la sicurezza delle donne richiede più della “protezione” da parte di attori dello stato che, anche quando non sono, come Wayne Couzens, gli stessi autori della violenza contro le donne, lavorano comunque al servizio dello status quo dell’eteropatriarcato e della supremazia bianca. Negoziazioni conciliative con la polizia non dovrebbero nemmeno essere sul tavolo quando è dimostrabile che più attività di polizia non equivale a più sicurezza. Con creatività e solidarietà, la sicurezza delle donne può essere raggiunta solo spingendo a depontenziare la polizia e incanalando i soldi del suo finanziamento in programmi preventivi e reattivi contro la violenza che mirano veramente a ciò di cui le donne hanno bisogno per essere sicure e protette. Questo è ciò che Sarah Everard, e tutte le donne, meritano.

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