Categorie
Articoli

La democrazia porta la colonia al suo interno.

La democrazia porta la colonia al suo interno.

Come l’ordine democratico non sia nato dal nulla, ma nasconda una storia di violenza che si camuffa construendo dei miti.

di Achille Mbembe, da “Necropolitica”, (Ombre corte, 2016)

Il mondo coloniale, in quanto figlio della democrazia, non era l’antitesi dell’ordine democratico. È sempre stato il suo volto doppio o, ancora, oscuro. Nessuna democrazia esiste senza il suo doppio, senza la sua colonia, poco importa quale sia il nome e la struttura. La colonia non è esterna alla democrazia e non è necessariamente situata fuori dalle sue mura. La democrazia porta la colonia al suo interno, proprio come il colonialismo porta la democrazia, spesso sotto forma di maschera. Come indicava Frantz Fanon, questo volto oscuro in effetti nasconde un vuoto primordiale e fondante: la legge che ha origine nel non diritto, e che è istituita come legge fuori dalla legge. A questo vuoto fondante si aggiunge un secondo vuoto, questa volta di conservazione. Questi due vuoti sono strettamente imbricati l’uno nell’altro. Paradossalmente, l’ordine democratico metropolitano ha bisogno di questo duplice vuoto, in primo luogo, per dare credito all’esistenza di un contrasto irriducibile tra esso e il suo apparente opposto; secondo, per nutrire le sue risorse mitologiche. In altri termini, il costo delle logiche mitologiche necessarie per il funzionamento e la sopravvivenza delle moderne democrazie è l’esteriorizzazione della loro violenza originaria ai terzi luoghi, ai non luoghi, di cui la piantagione, la colonia o, oggi, il campo e la prigione, sono figure emblematiche. La violenza esteriorizzata nelle colonie è rimasta latente nella metropoli. Parte del lavoro delle democrazie consiste nell’attenuare ogni consapevolezza di questa latenza; è rimuovere ogni reale possibilità di interrogare i suoi fondamenti, i suoi sottostanti e le mitologie senza le quali l’ordine che assicura la riproduzione della democrazia di stato improvvisamente vacilla. Il grande timore delle democrazie è che questa violenza, latente all’interno ed esteriorizzata nelle colonie e in altri terzi luoghi, riemerga all’improvviso, e quindi minacci l’idea che l’ordine politico sia stato creato da se stesso (istituito tutto in una volta e per tutti) riuscendo più o meno a farsi passare per buon senso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *