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Per un’India preda di una devastante ondata Covid-19, Twitter è l’ultimo disperato appiglio.

Per un’India preda di una devastante ondata Covid-19, Twitter è l’ultimo disperato appiglio.

Con il sistema sanitario del paese in ginocchio e il governo incapace di prendere adeguate misure, l* indian* si sono rivolt* ai loro feed dei social media.

di Meera Navlakha, per gal-dem.com    Traduzione: Intersecta

“In questo momento sto cremando uno dei miei familiari […] e nel frattempo sto cercando di mettere a disposizione un concentratore d’ossigeno per altri membri della famiglia, tutti positivi al coronavirus”, ha scritto l’utente Twitter Archana Sharma il 22 aprile. “Sono distrutta e non c’è nessuno che mi aiuti. Per favore aiutami, vi supplico per favore! ”

In meno di un’ora, Sharma, una consulente per la riabilitazione che vive in India, ha visto il suo appello raccogliere oltre 150 risposte. Alcuni utenti hanno risposto con messaggi di supporto come “siate forti”; altri hanno fornito dettagli sui luoghi in cui potrebbe trovare delle bombole di ossigeno.
La disperata missiva di Archana Sharma non è stata una richiesta singola. Mentre il paese sta affrontando un grave picco di casi di Covid-19, Twitter ha visto un afflusso di post strazianti di persone indiane che cercano aiuto urgente da sconosciuti virtuali. Nel bel mezzo della crisi, la piattaforma si è trasformata da un social network in un triste registro quasi medico, documentando in tempo reale la fatiscente infrastruttura medica della nazione.
Improvvisamente Twitter è diventato una hotline pandemica, tramite cui i cittadini indiani cercano di tutto, dalle bombole di ossigeno e il plasma ai letti d’ospedale, mentre altri ampliano le loro frenetiche richieste. Incidenti in ospedali con un numero eccessivo di sottoscrizioni hanno anch’essi causato diverse morti. Oggi a Mumbai (23 aprile, ndt), lo scoppio di un incendio ha ucciso 13 pazienti in un’unità di terapia intensiva. Due giorni prima, la mancanza di  bombole di ossigeno a Delhi aveva ucciso 22 pazienti Covid.

Il sistema è sotto forte pressione e le statistiche dicono tutto. Il 22 aprile, lo stesso giorno in cui Archana Sharma stava cercando di trovare ossigeno per la sua famiglia in difficoltà, l’India ha riportato il più alto aumento giornaliero al mondo (314.835) di casi di Covid-19 dall’inizio della pandemia. Ore dopo, la capitale dell’India, Delhi, ha annunciato che c’erano solo 26 posti letto vacanti in terapia intensiva in tutta la città. E, nonostante l’India sia il più grande produttore di vaccini Covid-19 al mondo, il paese sta affrontando una grave carenza di dosi poiché è costretto a rispettare i contratti di esportazione negli Stati Uniti e in Europa.

Il diluvio di tweet riassume la portata di questo disastro. Il paese era del tutto impreparato alla seconda ondata del virus, nonostante fosse stato avvertito dal destino di altri paesi. Invece, il BJP – il partito al governo indiano – ha trascorso gran parte dell’inizio del 2021 congratulandosi con se stesso per aver “sconfitto” il Covid-19. In una risoluzione di febbraio il Bjp ha dichiarato che “si può dire con orgoglio che l’India […] ha sconfitto Covid sotto la guida capace, sensibile, impegnata e visionaria del primo ministro Shri Narendra Modi”.
Tre mesi dopo, l’attuale epidemia di Covid-19 in India ha rappresentato quasi il 28% dei nuovi casi a livello globale solo nell’ultima settimana. Il paese ospita anche una nuova variante del Covid-19, con gli scienziati che attualmente cercano di capire se rappresenta un pericolo maggiore rispetto alle mutazioni precedenti. Con tutto questo, non sorprende che la Corte Suprema indiana abbia etichettato la situazione come una “emergenza nazionale” .

Non è passato molto tempo da quando l’India riportava numeri di Covid-19 significativamente inferiori rispetto ad altri paesi, sia in termini di casi che di decessi. Eppure una serie di errori ha spinto il paese nella sua attuale spirale discendente. Negli ultimi mesi è stato consentito lo svolgimento di massicci eventi rischiosi in tempo di pandemia: il BJP ha continuato a organizzare le manifestazioni elettorali, mentre centinaia di migliaia di persone hanno preso parte al Kumbh Mela, un festival indù di una settimana, sul fiume Gange. Il dottor Ramanan Laxminaryan, economista ed epidemiologo presso il Center of Disease Dynamics, Economics & Policy, scrive che la crisi indiana “è il risultato diretto della compiacenza e dell’impreparazione del governo”.

Senza dubbio, i fallimenti del governo hanno contribuito all’attuale terribile situazione. Ma c’è un altro fattore in gioco: il paese è stato trascurato dal Nord del mondo nella fornitura e implementazione dei vaccini. Recentemente, Stati Uniti e Regno Unito hanno limitato le esportazioni di materiali per la produzione di vaccini Covid-19, causandone la carenza in India. A febbraio, il presidente americano Joe Biden ha anche messo in atto l’US Defense Production Act, limitando la produzione di forniture. Ciò sta causando un ritardo nelle forniture essenziali esportate in India, rallentando la produzione di vaccini nel paese. L’Unione Europea ha messo in atto limitazioni simili. Allo stesso tempo, l’India ha fornito al Nord del mondo gran parte della sua produzione di vaccini, maggiore di quella utilizzata a livello nazionale.

Sebbene alcune nazioni, incluso il Regno Unito, stiano uscendo dal periodo di “crisi” causato dalle seconde ondate del virus, ciò non vale a livello globale. Il Brasile ha registrato il secondo tasso di mortalità più alto al mondo al 9 aprile e, come l’India, deve far fronte alla carenza di vaccini. Altrove in Europa, come in Francia e Germania, si continua a vedere un aumento dei casi, provocando restrizioni e blocchi parziali.

In India sono in atto sforzi intensi per combattere l’ondata. Le scuole vengono convertite in ospedali e il paese sta tentando di importare forniture di ossigeno. Il governo sta anche investendo denaro nelle grandi aziende farmaceutiche, incluso il Serum Institute of India. Ma si tratta di decisioni arrivate troppo tardi per salvare le vite di coloro che mesi fa chiedevano al governo di amplificare i suoi sforzi e la preparazione alla pandemia. La task force del Lancet sul caso indiano afferma già che la repubblica, entro giugno 2021, potrebbe assistere a un numero di decessi giornalieri correlati al Covid pari a 2.300.

Se lo spettacolare mutuo soccorso su Twitter può essere considerato una testimonianza dello spirito umano, racconta al contempo una storia orribile. Le risorse mediche di base non sono più una certezza per i cittadini indiani. Gli ospedali traboccano, proprio mentre le scorte di vaccini stanno finendo. Filmati devastanti mostrano persone che chiedono l’elemosina lungo le strade degli ospedali per potervi entrare, alcune addirittura dormono sui marciapiedi durante la notte. Il sistema sanitario, dicono i medici, è “collassato”. Il primo ministro Modi sembra non avere un piano. Le persone non hanno che l’un l’altro e i social network, dove i feed di Twitter si sono trasformati in elenchi di morte. È il terribile riflesso della mancanza di preparazione del paese per salvare i suoi cittadini. Il costo di tutto ciò sono state vite umane. “Il marciume ha radici profonde”, ha twittato giovedì l’autore Samrat Choudary. “E il Covid-19 ha smascherato tutto”.

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