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La mia battaglia contro odio, algoritmi, indifferenza e transfobia.

La mia battaglia contro odio, algoritmi, indifferenza e transfobia.

L’artista e attivista Aurora Consolo risponde alle nostre domande.

a cura di Intersecta.

Aurora Consolo è un’artista, illustratrice e attivista per la causa delle persone transgender, che usa Instagram e altri canali per fare informazione e diffondere contenuti di sensibilizzazione, in un paese in cui non essere cis può costare estremamente caro. Si è scontrata fin da subito con la transfobia, gli insulti e l’indifferenza, ma ha proseguito nel suo attivismo e ha creato una comunità di persone con vicende simili o semplicemente interessate alla sua battaglia. Pochi mesi fa è stata oggetto di segnalazioni di massa, fino alla chiusura del suo profilo, con un’accusa di diffusione di messagi d’odio. Lei. Da quel momento si è ritrovata completamente sola, o quasi. Non ha ricevuto la solidarietà di personaggi importanti del mondo LGBT+ italiano, ma non si è comunque arresa. Da qualche giorno il suo profilo è tornato visibile, ma la sua battaglia contro la transfobia e l’odio online non è finita. Le abbiamo fatto qualche domanda.

1) Instagram è un social network utilizzato soprattutto per la pubblicazione di immagini a scopo ludico o commerciale, ma sempre più spesso viene usato per veicolare messaggi e contenuti relativi alle lotte di liberazione personale e politica, sensibilizzare rispetto a cause trascurate dai media ufficiali (quando non apertamente boicottate) e permettere a individualità oppresse di fare rete. Puoi raccontarci la tua esperienza di attivista per la visibilità trans e il tuo incontro con altre persone alleate o con esperienze simili alla tua?

In realtà la mia personale esprienza di attivista e partita semplicemente come reazione all’odio che ricevevo.
Quando mi sono iscritta su Instagram 4 anni fa, all’inizio della mia transizione, usavo instagram come qualsiasi altra ragazza: vetrina personale un po superficiale.
Il problema è nato quando mi sono resa conto del fatto che ricevevo moltissime attenzioni non desiderate negative, e di quanto la mia persona smuovesse critiche e odio gratuito che, in ogni caso, sono sinonimo di interesse.
Mi sono chiesta, quindi, perché non usare tutto questo interesse per qualcosa di utile e quindi insegnare, formare e raccontare la realtà di una ragazza trans visto come viene dipinta la nostra comunità nei media canonici?
Devo essere sincera : non conoscevo tutto questo universo di attivisti che grazie a dio popolano il web, molti riconoscono il fenomeno solo per alcuni nomi molto grossi in termini di follower, ma mi sono resa conto che raccontare la propria storia, essere visibili e decidere personalmente che luce utilizzare per raccontare la propria esperienza di persona oppressa sia cosa molto comune

2) A partire da quando hai ricevuto attacchi, da parte di chi e con che modalità? Instagram ha tutelato il tuo diritto alla libera espressione e a una vita serena, o si è messo dalla parte di chi contesta la tua stessa esistenza di donna trans e militante?

Gli attacchi sono iniziati da quanto ho messo piedi sui social e ho deciso di essere visibile, sono 4 anni che la situazione non cambia e che subisco.
In realtà, grazie a dio, instagram mi ha sempre fatta sentire molto più a sicuro rispetto, ad esempio, a Facebook poiché ciò che viene segnalato viene analizzato in modo migliore.
Facebook è ormai un campo di guerra e nulla tutela davvero da offese e odio.
Il problema, però, su instagram è che l’algoritmo va in palla quando le segnalazioni sono molte, e questo dà a moltissime fasce di utenti particolarmente intolleranti un grande potere per continuare ad opprimere.

3) In rete e in particolar modo su Instagram sono presenti molte pagine di attivismo queer, alcune anche con molt* follower. Hai ricevuto solidarietà da parte di questo mondo o dell’associazionismo LGBT+ “ufficiale”?

Assolutamente no
La mia storia è nota a tutti, quando dico tutti intendo tutti.
A moltissime persone non interessa semplicemente perché non sono famosa e quindi non può esserci un ritorno d’immagine.
Mi sono anche accorta di quanta empatia manchi all’interno della comunità lgbt: nessuno si mette nei panni degli altri e sa solo stare nel suo.
Nessuno mi ha aiutato, a parte qualche attivista piccolo che già conoscevo.
Nessun giornalista, neanche quelli che sui social fanno del vero e proprio rainbow washing essendo pubblicamente paladini di diritti in cui credono solo se possono farci pubblicità, si è interessato al mio caso
Per capirci: se la mia storia fosse diventata virale sarei sulle pagine instagram e Facebook dei vari Tosa, La Torre, Melio etc etc. Invece no, niente.

4) Cosa possiamo fare, noi semplici utenti vicini alla tua causa per protegere il tuo lavoro e la tua libertà di espressione su internet?

L’unico modo davvero efficace è condividere, salvare, per tenere traccia del lavoro di militanza svolto.
Anche se in realtà, visto la facilità con cui il materiale sui social network può essere cancellato, l’unica che può difendere il suo lavoro sono io salvando su altre piattaforme ciò che scrivo.
Il mio era un profilo raccontato, in cui scrivevo molto e raccontavo moltissimo ai miei follower. Quel lavoro mi è stato tolto.

 

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